Sabrina Gigliotti, 39enne di Ostia e madre di due figli, è deceduta il 25 ottobre dopo una lunga agonia di quarant’anni giorni iniziata da una puntura alla coscia destra. La vicenda ha sollevato interrogativi sul ruolo di un possibile morso di ragno violino e ha spinto la procura di Roma ad aprire un fascicolo per omicidio colposo, con l’autopsia disposta per chiarire le cause del decesso.
Il primo rimedio è arrivato al pronto soccorso dell’Ospedale Grassi di Ostia, dove le è stata prescritta una terapia antibiotica. Nonostante il trattamento, l’edema è aumentato, la zona è diventata rossa e dolorosa, costringendo la paziente a recarsi al Celio di Roma per ulteriori medicazioni, ma senza accertamenti diagnostici più approfonditi.
Il decorso clinico: da una puntura a una grave infezione sistemica
Durante il soggiorno al Celio, Sabrina ha iniziato a lamentare dolori lombari, bruciore al tronco e una tosse persistente. Il fratello, nella denuncia, ha segnalato un peggioramento continuo, con la donna costretta a camminare con le stampelle tra il 18 e il 20 ottobre e incapace di parlare a causa della tosse.
Diagnosi di infezione del sangue e complicanze respiratorie
Rientrata al Grassi, i medici hanno identificato una sepsi – infezione nel sangue – e hanno previsto l’intubazione. Il trasferimento allo Spallanzani ha rivelato polmoni gravemente compromessi, con aree in necrosi, e un cuore quasi inattivo, rendendo la situazione “gravissima”. Queste informazioni sono state comunicate ai familiari dalla direttrice del reparto di malattie infettive.
Le indagini della Procura e le ipotesi sull’origine del veleno
Il 21 ottobre, la paziente è stata spostata al San Camillo, dove i medici hanno ipotizzato che l’infezione fosse scaturita da un virus capace di rilasciare una tossina. Nonostante gli sforzi, il quadro clinico è peggiorato e, quattro giorni dopo, Sabrina è deceduta. La Procura di Roma, guidata dalla PM Eleonora Fini, ha quindi avviato un’indagine per omicidio colposo e ha disposto l’autopsia per verificare se il morso del ragno violino possa essere stato il fattore scatenante.
Ragno violino: caratteristiche, rischi e diagnostica
Il Loxosceles rufescens, comunemente chiamato ragno violino, rilascia un veleno citotossico che provoca danni locali ai tessuti. I sintomi più frequenti sono un gonfiore iniziale, bruciore, prurito e, nei casi più gravi, necrosi cutanea. Il medico esperto sottolinea che, se la lesione si allarga o si accompagna a febbre, tosse e dolore diffuso, è necessario escludere un’infezione secondaria da batteri anaerobi, che può portare a fascite necrotizzante e shock settico.
Trattamento consigliato e errori da evitare
In presenza di sospetta puntura di ragno violino, gli esperti raccomandano di non ricorrere a rimedi fai-da-te con creme o pomate, poiché potrebbero mascherare i sintomi. È fondamentale pulire la ferita, applicare ghiaccio avvolto in un panno, somministrare antidolorifici e, se necessario, una profilassi antitetanica. Gli antibiotici sono indicati solo in caso di infezione confermata, mentre la rimozione chirurgica della necrosi è riservata a lesioni ben delimitate. Una gestione tempestiva può evitare l’evoluzione verso forme letali.



