Il 27 ottobre 2026 la Corte d’Assise di Roma ha pronunciato la sentenza definitiva nel caso di Mark Antony Samson, condannandolo all’ergastolo per l’omicidio della sua ex fidanzata Ilaria Sula. Il giudizio, reso nell’aula bunker di Rebibbia, ha chiuso un percorso giudiziario iniziato più di un anno e mezzo prima, dopo la tragica notte del 25 marzo 2025.
Gli eventi del 25 marzo 2025 a via Homs
Ilaria, studentessa dell’Università La Sapienza, era rimasta a dormire nell’appartamento di Mark Antony Samson situato in via Homs, quartiere Africano. La mattina seguente, secondo le ricostruzioni forensi, la giovane è stata colpita con più coltellate, subendo anche violenze fisiche. L’assassino ha poi chiuso il corpo in una valigia, lo ha trasportato per circa 40 km e lo ha scaricato in un dirupo alle porte di Roma. La scena del crimine è stata successivamente pulita con l’aiuto della madre dell’imputato, Nors Man Lapaz, successivamente imputata per concorso nell’occultamento del cadavere.
Le prove della premeditazione
L’indagine ha ottenuto la ricostruzione dei messaggi telefonici dell’accusato. In una conversazione con un amico, Samson aveva scritto: “O torna con me o la uccido“, dimostrando una premeditazione chiara e una volontà di compiere il femminicidio. Quei dati hanno smentito la sua versione iniziale di un’aggressione d’impeto, contribuendo a confermare l’agggravante di premeditazione.
Sentenza e aggravanti riconosciute
Il tribunale ha accolto tutte le accuse mosse dalla procura: omicidio aggravato dalla premeditazione e occultamento di cadavere. L’imputato, 24enne al momento dei fatti, è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. La decisione è stata letta in aula mentre il previsto imputato non era presente, assieme alla madre, che ha rifiutato di partecipare al procedimento.
Reazioni dei familiari di Ilaria
Alla lettura del verdetto, Flamur Sula, padre di Ilaria, ha dichiarato: “Giustizia è stata fatta ma non tutta quanta. Questo è un piccolo passo per nostra figlia, perché l’ergastolo vero lo abbiamo noi. Lui respira, nostra figlia non respira più”. La madre, Gezime Sula, ha aggiunto: “Penso che adesso nostra figlia meriti di stare lassù in pace. Bisogna rispettare le ragazze e dare loro amore, non violenza”. Entrambi hanno sottolineato la loro fiducia nella giustizia, ma hanno anche evidenziato che il dolore per la perdita rimane insormontabile.
Il caso di Ilaria Sula è diventato emblematico per il dibattito sul femminicidio in Italia, ponendo l’attenzione sulla necessità di riconoscere e prevenire le dinamiche di violenza di genere, soprattutto tra giovani adulti. Le parole dei genitori, cariche di dolore e speranza, continuano a riecheggiare nei corridoi della giustizia romana, ricordando che la punizione dell’aggressore non può mai riportare indietro una vita spezzata.



