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Controllo del territorio, arma principale contro la criminalità organizzata

Una visione che mette al centro il controllo quotidiano del territorio per contrastare la criminalità organizzata

Controllo del territorio, arma principale contro la criminalità organizzata

Durante un’audizione davanti alla Commissione antimafia, il questore Roberto Massucci ha ribadito un concetto semplice ma fondamentale: è la presenza dello Stato sul territorio a rappresentare il principale strumento di contrasto alla criminalità organizzata e alle realtà che si pongono contro l’ordinamento. In quella sede istituzionale, il valore della presenza istituzionale è stato presentato non come una formula retorica, ma come una strategia operativa che parte dalla routine quotidiana delle forze dell’ordine e si estende fino alle azioni investigative più complesse.

Il questore ha sottolineato come il lavoro di polizia non sia solo reazione a eventi critici, ma un insieme di pratiche coordinate: dalle pattuglie sui territori urbani alle attività degli uffici investigativi, fino alle funzioni specializzate della polizia anticrimine. Questa sequenza operativa è stata descritta come un percorso continuo che va dalla visibilità delle forze alla capacità di elaborare informazioni e trasformarle in indagini efficaci, enfatizzando il ruolo preventivo della quotidianità.

Il nucleo dell’intervento

Al centro dell’intervento di Massucci si trova l’idea che il controllo del territorio sia soprattutto una modalità di esercizio della sovranità pubblica finalizzata a limitare gli spazi in cui la criminalità organizzata può radicarsi. Con parole chiare, il questore ha spiegato che operare sul territorio significa proteggere la vita quotidiana dei cittadini e ridurre opportunità e contatti che consentono alle organizzazioni criminali di prosperare. La definizione operativa proposta — ovvero il controllo del territorio come insieme di presenze, controlli e attività investigative — mette in luce l’interdipendenza tra attività visibili e interventi discreti.

Dalla presenza visibile alle indagini

Nel suo discorso Massucci ha fatto riferimento alla funzione delle volanti come primo livello di deterrenza: pattuglie che rendono più difficile il movimento indisturbato di elementi criminali e che offrono una pronta risposta agli episodi di illegalità. Accanto a questa componente di «contatto» con la cittadinanza, vengono chiamati in causa gli uffici investigativi, che raccolgono e analizzano informazioni per far emergere reti e responsabilità. L’azione combinata di presenza e approfondimento investigativo è descritta come essenziale per trasformare segnali in fatti accertati e per costruire percorsi giudiziari solidi.

Coordinamento e funzioni specializzate

Un altro punto evidenziato durante l’audizione riguarda il ruolo della polizia anticrimine, ovvero di quegli uffici che si occupano di controlli mirati, prevenzione di fenomeni specifici e gestione delle criticità legate alla criminalità organizzata. Massucci ha richiamato l’attenzione sull’importanza di un coordinamento efficiente tra reparti, dove la condivisione di informazioni e la pianificazione integrata delle attività consentono interventi più incisivi. In questo quadro, la capacità di passare rapidamente dalla fase di osservazione a quella d’intervento è vista come elemento distintivo di una strategia di successo.

Ruolo preventivo e repressivo

Secondo il questore, la distinzione tra attività preventiva e repressiva non è netta ma complementare: le azioni quotidiane di controllo limitano le opportunità criminali, mentre le indagini approfondite consolidano i risultati consentendo provvedimenti giudiziari. Tale approccio richiede risorse umane e strumenti adeguati, oltre a una presenza costante sul territorio che rafforzi la fiducia della popolazione nelle istituzioni. In aula alla Commissione antimafia questa visione è stata presentata come linea guida operativa più che come semplice dichiarazione d’intenti.

Conclusioni e implicazioni pratiche

In chiusura dell’intervento il messaggio è stato netto: il contrasto alla criminalità organizzata passa attraverso un ritorno alla centralità del territorio, inteso come spazio amministrato e tutelato dallo Stato. Per Massucci la combinazione tra presenza visibile, indagine qualificata e controlli mirati consente di limitare gli spazi di azione delle reti criminali e di restituire sicurezza quotidiana ai cittadini. L’audizione alla Commissione antimafia ha quindi ribadito la necessità di sostenere e valorizzare tutte le componenti operative delle forze di polizia, dalla volante all’ufficio investigativo fino agli specialisti dell’anticrimine.

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