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Come ascoltare i giovani: la lezione dopo Edoardo Petrella

Velletri si stringe attorno alla famiglia di Edoardo; il dott. Caroppo indica come l'ascolto reale possa fare la differenza

Come ascoltare i giovani: la lezione dopo Edoardo Petrella

La cittadina di Velletri è avvolta da un silenzio pesante dopo la scomparsa di Edoardo Petrella, un ragazzo di quattordici anni la cui morte ha scosso l’intera comunità. L’assessora alla Cultura, Chiara Ercoli, ha vissuto la notizia da tre prospettive – come donna, madre e responsabile delle politiche giovanili – e ha sentito il bisogno di trasformare il dolore in azione.

Il lutto collettivo a Velletri

Il Comune ha dichiarato tre giorni di lutto ufficiale, sospendendo la tradizionale Festa dell’Uva e dei Vini, rito che avrebbe dovuto animare la città. Edoardo Petrella è stato ricordato in numerose manifestazioni spontanee di vicinanza: candele accese alle finestre, messaggi di solidarietà sui social e un silenzioso rispetto per il dolore della sua famiglia.

Intervista al dott. Emanuele Caroppo: dal silenzio alle domande

Per cercare una risposta pratica, Ercoli ha contattato il psichiatra e psicoanalista Emanuele Caroppo, membro della Società Psicoanalitica Italiana. La conversazione, resa pubblica per condividere spunti con tutti gli adulti, parte da un principio semplice: “dal silenzio”. Di fronte a un dolore così profondo, le parole possono risultare invadenti; l’importante è stare vicini senza pretendere spiegazioni.

Caroppo ricorda le parole del Papa, che ha chiesto perdono per le volte in cui la società ha “distolto lo sguardo”. Lo sguardo è una scelta quotidiana decidere dove fissare l’attenzione determina se si è disposti a sostenere chi soffre o a ignorarlo. La risposta più efficace, secondo il dottore, è dire semplicemente: “Non so trovare le parole, ma sono qui”.

Cosa possono fare gli adulti, le scuole e le istituzioni?

Il raccordo tra parole e azioni si traduce in tre indicazioni chiave. Prima, rendere l’aiuto visibile come si fa con gli estintori nelle scuole: segnaletica chiara, personale formato e percorsi definiti. Seconda, favorire un ascolto autentico evitando di convocare gli adolescenti in momenti formali; spesso parlano in macchina o a tarda notte, quando si sentono meno osservati. Terza, creare spazi di continuità dove i giovani possano avvicinarsi senza timore di giudizio, sapendo che chi li accoglie è raggiungibile e disposto a cercare insieme le soluzioni.

Ercoli sottolinea che non è necessario avere tutte le risposte; è più importante avere la disponibilità a cercarle insieme, usando frasi come “Aiutami a capire” o “Vediamo a chi possiamo rivolgerci”. In questo modo, genitori, insegnanti e allenatori non rimangono soli nella gestione di una crisi.

Infine, il messaggio del Papa – accogliere, ascoltare, accompagnare – è definito da Caroppo come universale non dipendente da credenze religiose. La forza di una comunità risiede nella capacità di offrire una presenza silenziosa ma costante, pronta a intervenire quando il dolore si fa più silenzioso e le luci dei riflettori si spengono.

Il ricordo di Edoardo, quindi, deve trasformarsi in un impegno duraturo: una città che sappia dove si trova l’estintore dell’aiuto, che sappia aprire porte senza farle chiudere, e che mantenga un abbraccio collettivo ben oltre i giorni di lutto ufficiale.

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