La mattina del 20 aprile un gruppo di cinque persone ha messo a segno una rapina clamorosa all’interno della gioielleria di Euroma2. L’assalto, rapido e organizzato, ha fruttato oltre 100 mila euro in preziosi e orologi e ha lasciato gli investigatori dell’Antirapina impegnati in un’indagine serrata: la banda è fuggita a bordo di un’Audi RS3 grigia e ha tentato di ostacolare l’intervento con l’uso di fumogeni ed estintori.
Nonostante la spettacolarità della scena, all’interno della boutique gli esperti della polizia Scientifica non hanno trovato elementi utili per identificare i responsabili. Per questo motivo, il lavoro preliminare si è concentrato sull’analisi dei dispositivi esterni: telecamere, passaggi stradali e la ricostruzione del percorso. Gli investigatori hanno dovuto affidarsi alle immagini registrate lungo le principali arterie per tracciare la fuga e ipotizzare una via di fuga orientata verso il quadrante meridionale della città.
La dinamica dell’assalto
Le immagini raccolte dalle videocamere del centro commerciale mostrano un’irruzione studiata nei dettagli: cinque persone con tute scure, volti coperti e guanti, entrano con decisione e in pochi minuti demoliscono le vetrine con martelli e mazze. L’intero blitz è durato circa un minuto e venti secondi, un tempo sufficiente per imballare il bottino e dileguarsi. I rapinatori hanno impiegato dispositivi per ostacolare la risposta dei vigilanti e delle forze dell’ordine, generando confusione con fumogeni mentre svuotavano espositori e casseforti.
Modalità e strumenti
Gli elementi tecnici emergenti indicano un modus operandi ricorrente: utilizzo di attrezzi contundenti per rompere le vetrine, sistemi per rallentare gli interventi e tempi di operazione estremamente ridotti. Secondo gli investigatori, la precisione nell’esecuzione suggerisce una fase di preparazione e una possibile conoscenza preventiva delle abitudini del negozio. Questi dettagli, insieme all’uso della stessa tipologia di strumenti in precedenti episodi, rappresentano indizi chiave per collegare eventi simili e delineare il profilo del commando.
La pista delle videocamere e l’inseguimento
Dopo l’assalto una Volante aveva intercettato l’Audi sul percorso della Cristoforo Colombo, dove l’auto, un bolide capace di superare i 150 km/h, è stata bersagliata da fumogeni ed estintori per rallentare l’inseguimento. I poliziotti non sono riusciti a fermare i fuggitivi e la vettura è sparita. A quel punto è partita una mappatura capillare delle telecamere pubbliche e private lungo il tragitto: il lavoro di riconciliazione dei fotogrammi ha permesso di ricostruire la direzione del viaggio fino al quadrante sud della Capitale.
Zone monitorate e strategie investigative
Le ricerche si sono concentrate su una vasta area comprendente quartieri e località quali Mostacciano, Vitinia, Acilia, Ostia, Pomezia e Torvajanica. Gli investigatori hanno coordinato sopralluoghi, controlli nei posti di blocco e la verifica di ulteriori riprese video per tentare di intercettare l’auto o eventuali nascondigli. L’azione procede su due binari: da un lato il tracciamento dell’Audi RS3, dall’altro la comparazione dei dettagli delle riprese con le modalità operative rilevate sul luogo della rapina.
Ipotesi di collegamento e scenari aperti
I primi riscontri mostrano somiglianze con un episodio precedente registrato il febbraio scorso nel centro commerciale Torresina di via Andrea Barbato, dove agivano sempre persone armate di mazze ed estintori. Pur trattandosi al momento di una pista investigativa, gli agenti considerano la ripetizione di certe scelte operative come una possibile firma del gruppo. Rimangono aperti interrogativi cruciali: l’auto recuperabile, la presenza di complici sul territorio e le eventuali basi logistiche che avrebbero consentito una fuga organizzata.
Prospettive e prossimi passi
Le indagini dell’Antirapina proseguono con rilevamenti tecnici e acquisizione di ulteriori materiali video. L’obiettivo è rafforzare il collegamento tra i diversi episodi tramite analisi forense delle immagini, verifica dei transiti stradali e controllo di officine o depositi che possano aver ospitato l’Audi. Nel frattempo, la cittadinanza viene invitata a segnalare qualsiasi dettaglio utile: anche un elemento apparentemente secondario può diventare la chiave per chiudere il cerchio e assicurare alla giustizia i responsabili.