Dieci anni dopo l’omicidio di Luca Varani, Manuel Foffo, recluso nel carcere di Rebibbia, ha deciso di rompere il silenzio. In una lettera scritta dal carcere, Foffo riflette sul tragico evento che ha sconvolto Roma nel marzo 2016 e sul percorso di introspezione che ha intrapreso negli anni successivi.
La vicenda che ha coinvolto Foffo e Marco Prato, morto suicida prima del processo, ha lasciato un segno indelebile nella città. Oggi, Foffo, condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione, racconta il suo percorso di crescita personale e intellettuale all’interno del carcere.
Le riflessioni di Foffo sull’omicidio di Luca Varani
“A Luca Varani ci penso, certo. Come potrei non farlo. Penso alle azioni che ho fatto, a quanto è stato tragico il destino. Sono consapevole che il reato è stato grave ed è giusto che io paghi”, sue parole rivelano un profondo senso di colpa e una consapevolezza delle conseguenze delle sue azioni.
Foffo sostiene di non aver rimosso nulla di quanto accaduto quella notte. “Non ho rimosso niente. Penso spesso a quanto accaduto dieci anni fa. Rifletto molto su ciò che di brutto è stato e se qualcosa di buono possa nascere”, afferma. Nonostante il rimorso, Foffo solleva delle riserve sulla ricostruzione dei fatti, sostenendo che la vicenda sarebbe “diversa da quella emersa”.
Il rapporto con Marco Prato e la ricostruzione dei fatti
Nella sua lettera, Foffo torna anche sul rapporto con Marco Prato, con il quale trascorse i giorni precedenti l’omicidio di Varani. Ricorda una canzone che Prato gli faceva ascoltare a ripetizione: “Me la metteva per conquistarmi, nel cervello suo. E probabilmente, se fosse successo, se fosse riuscito a conquistarmi, l’omicidio nemmeno sarebbe avvenuto. Se fossi stato omosessuale, Prato non avrebbe voluto altre persone. Visto che così non è, è andato tutto storto”.
Foffo critica la narrazione mediatica dell’epoca, sostenendo che l’attribuzione di un’omosessualità che non ha avuto influisce sulla comprensione dei fatti. “Più mi si attribuisce un’omosessualità che non ho, più capisco che stanno lontani dalla verità dell’omicidio non conoscendo le fondamenta, cioè i rapporti tra me e Prato. È, tra l’altro, anche una mancanza di rispetto per la famiglia della vittima. La meritano”, afferma.
La vita in carcere e i progetti per il futuro
La quotidianità di Foffo all’interno del carcere di Rebibbia ruota attorno a lavoro, studio e progetti per il futuro. Ha conseguito il diploma all’istituto tecnico tecnologico e sta per completare la laurea in Giurisprudenza all’Università di Tor Vergata. “Mi adeguo alla realtà circostante, lavoro, studio, faccio progetti”, racconta.
Foffo sente che da un reato, anche se grave, si può rinascere. “Più di ogni altra cosa, mi manca la libertà e tutti gli aspetti che comporta avere una vita libera. Il sogno è questo, riuscire a ricostruirmi una vita raggiungendo gli obiettivi che mi sono prefissato e che, per fortuna, ho ancora”, confida.
La madre di Luca Varani, Silvana, ha risposto alle parole di Foffo con una replica concisa: “Queste persone è come se non esistessero per me. Non le conoscevo e solo a parlare di questa cosa mi sento male”.



