Oltre l’1 di notte del 18 maggio una scena concitata ha attraversato il lungotevere romano: una Toyota Yaris nera si è mossa ad alta velocità e in modo irregolare, attirando l’attenzione di una pattuglia del nucleo operativo radiomobile. L’episodio si è concluso con l’arresto del 35enne attore Marco Montingelli, portando alla luce una serie di comportamenti che hanno determinato accuse penali.
La vicenda ha interessato più punti del rione lungo il Tevere, da lungotevere in Augusta fino a piazzale delle Belle arti, con un inseguimento durato circa venti minuti e l’intervento di rinforzi. Nel corso delle fasi successive sono emerse minacce rivolte agli operanti e un militare ha riportato lievi lesioni.
Come si è sviluppato l’inseguimento
L’intervento è nato quando la Yaris ha sorpassato ad alta velocità e a destra la vettura dei Carabinieri su lungotevere in Augusta. Nonostante i lampeggianti accesi, il conducente ha proseguito la marcia senza rallentare fino al momentaneo stop al semaforo. Dopo aver superato il Ministero della Marina, la corsa è proseguita verso il Lungotevere delle Navi e poi in direzione di piazzale delle Belle arti; il comportamento erratico e le manovre azzardate hanno reso necessario l’inseguimento con sirena attivata. Alla fine l’auto è stata costretta a fermarsi per evitare una collisione, ponendo termine alla fuga dopo alcuni chilometri.
Percorso e rischi sulla carreggiata
Nel corso della fuga il veicolo ha zigzagato tra le altre auto occupando più corsie e mettendo a rischio gli altri utenti della strada: questo elemento è stato determinante per la decisione dei militari di inseguire con priorità. Le manovre hanno reso evidente una condotta pericolosa che ha potuto causare danni o incidenti, costringendo gli operatori a mantenere la distanza fino al momento in cui il traffico ha obbligato l’arresto del veicolo.
L’intervento a bordo e le dichiarazioni dell’arrestato
All’atto del fermo i carabinieri hanno intimato al conducente di spegnere il motore e aprire; l’uomo si è rifiutato di collaborare e ha opposto resistenza fisica quando un militare si è avvicinato per farlo scendere dall’abitacolo. In quella fase ha pronunciato frasi minacciose sostenendo rapporti influenti con figure pubbliche e rivolgendo intimidazioni al personale intervenuto. Per estrarlo dalla vettura sono intervenuti altri militari, e durante le operazioni il 35enne ha continuato a ostacolare l’attività di polizia.
Comportamento e reazioni degli agenti
I carabinieri hanno proceduto con le verifiche di rito, sottoponendo il fermato all’alcotest e procedendo all’arresto per le condotte ora contestate. Un militare ha riportato una prognosi di tre giorni per lievi lesioni riportate nella colluttazione. Nonostante le tensioni verbali e fisiche, gli operatori hanno portato l’indagato in caserma per gli accertamenti necessari e per la successiva presentazione al giudice.
Esiti dei controlli e quadro giudiziario
Dai riscontri emergono elementi importanti: il test alcolemico ha dato esito positivo ma al di sotto della soglia penale, perciò non è stata contestata la guida in stato di ebbrezza. Le accuse formalizzate in sede di direttissima presso piazzale Clodio sono di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Durante l’udienza di convalida l’imputato, assistito dall’avvocato Gianluca Pandolfo, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Decisioni del giudice e prospettive processuali
La pubblica accusa, rappresentata dalla pm Anna Ricci, aveva richiesto l’applicazione degli arresti domiciliari, ma il giudice ha convalidato l’arresto senza disporre misure cautelari aggiuntive, tenendo conto dello status dell’indagato, che risulta incensurato e senza procedimenti pendenti. Il processo per i reati contestati è stato fissato per iniziare dopo l’estate, lasciando aperti gli sviluppi giudiziari.