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Inchiesta sul ponte di Messina: perquisizioni per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio

La procura di Roma ha avviato accertamenti su presunte condotte corruttive legate al progetto del ponte sullo Stretto di Messina. Tre persone sono iscritte nel registro degli indagati e sono state eseguite perquisizioni che hanno portato al sequestro di dispositivi e documenti.

Inchiesta sul ponte di Messina: perquisizioni per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio

La procura della Repubblica di Roma ha avviato un’indagine sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina che ha portato all’iscrizione di tre persone nel registro degli indagati e all’esecuzione di perquisizioni in diverse province. Le ipotesi di reato sono corruzione e rivelazione del segreto di ufficiocon il coinvolgimento di figure legate alla società incaricata dell’opera e a un magistrato contabile in quiescenza.

I provvedimenti sono stati eseguiti da militari del ROS in vari luoghi, con il sequestro di dispositivi elettronici e documenti il cui contenuto sarà oggetto di analisi. L’indagine, coordinata dall’ufficio inquirente capitolino, concentra l’attenzione sulle relazioni intercorrenti tra alcuni rappresentanti della società promotrice dell’opera e magistrati chiamati a esprimersi sul progetto.

Le persone coinvolte e i fatti contestati

Tra gli indagati figurano l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del consiglio di amministrazione della società che segue il progetto dal 2026 al 2026; l’imprenditore Vincenzo Virgiglio, con ruoli nelle relazioni esterne di un’associazione calabrese; e Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Contiin quiescenza da febbraio. Le perquisizioni hanno interessato Roma, la provincia di Reggio Calabria e quella di Frosinone.

Secondo l’atto della procura, le condotte contestate risalgono, in parte, all’autunno 2026, periodo in cui Miele era ancora in servizio. L’accusa sostiene che l’avvocato e l’imprenditore avrebbero cercato di condizionare l’esame della Corte dei Conti in favore della società promotrice, avvicinando il magistrato e prospettandogli sostegni per ottenere incarichi in enti pubblici dopo il pensionamento, subordinando tale appoggio a un suo intervento favorevole.

Presunte rivelazioni di informazioni riservate

Nel fascicolo si indica anche la presunta rivelazione di notizie coperte da segreto d’ufficio. Il magistrato è sospettato di aver comunicato ad altri soggetti elementi riservati relativi agli orientamenti dei colleghi e allo sviluppo delle valutazioni in adunanza plenaria della Corte. In più, gli investigatori riferiscono che Miele avrebbe valutato una decisione sfavorevole al progetto, datata 29 ottobre 2026, e si sarebbe reso disponibile a predisporre una memoria su richiesta dell’interesse del gruppo imprenditoriale.

Meccanismi prospettati e conversazioni intercettate

Nel decreto di perquisizione sono citate conversazioni e scambi che descrivono le modalità con cui i soggetti avrebbero operato. Le utilità promesse, secondo l’accusa, includevano raccomandazionila partecipazione a iniziative promosse dall’associazione calabrese e interventi presso terzi per sostenere le aspirazioni del magistrato a incarichi come la presidenza di un’Autorità o di una società partecipata.

In alcuni passaggi riportati dagli atti, Miele discute con interlocutori delle proprie aspettative sul dopo pensione, parlando di endorsement e prospettive di cariche. In altri colloqui Virgiglio riferisce a Saccomanno elementi sull’andamento della Camera di consiglio, mentre il magistrato lamenta una frattura interna tra i colleghi e la difficoltà di manifestare certe posizioni senza innescare tensioni istituzionali.

Gli investigatori hanno sequestrato materiale che può documentare questi scambi: messaggi, file e documenti che saranno esaminati per verificare il contenuto e la natura dei contatti.

Reazioni degli interessati e degli enti coinvolti

L’avvocato Saccomanno ha respinto le accuse, affermando di non aver nulla da temere e definendo la ricostruzione formulata dagli inquirenti erronea. L’Associazione magistrati contabili ha ribadito la indipendenza della Corte dei Conti e la fiducia nell’operato dei giudici. La società incaricata della realizzazione del ponte si è dichiarata estranea ai fatti e disponibile a collaborare con gli organi inquirenti.

Sul fronte politico, il viceministro dei Trasporti ha preferito non rilasciare dichiarazioni immediate, mentre esponenti dell’opposizione hanno chiesto lo stop dei lavori e la restituzione dei fondi stanziati per l’opera, quantificati in 14 miliardi di euro, in attesa degli esiti degli accertamenti.

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