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Il Polo trapianti del San Camillo-Forlanini raggiunge quota 1.000 interventi

Il Dipartimento Interaziendale Trapianti del San Camillo-Forlanini ha toccato quota 1.000 trapianti di fegato il 28 maggio, completando un percorso di 25 anni iniziato nel 2001 e caratterizzato da una netta accelerazione negli ultimi anni

Il Polo trapianti del San Camillo-Forlanini raggiunge quota 1.000 interventi

Il Dipartimento Interaziendale Trapianti del San Camillo-Forlanini ha raggiunto il traguardo dei 1.000 trapianti di fegatocompletato il 28 maggio con tre interventi eseguiti nello stesso giorno su donatori provenienti dagli ospedali di AgrigentoLatina e Sant’Andrea di Roma. Questo risultato è il frutto di un percorso venticinquennale che ha trasformato il centro in un riferimento nazionale per la chirurgia trapiantologica.

La storia del centro parte nel 2001 dall’intuizione del professor Eugenio Santoro e prende una forma istituzionale nel 2007 con la nascita del POIT – Polo Interaziendale Trapianti San Camillo-Spallanzaniaffidato alla direzione del professor Giuseppe Maria Ettorre. Dallo scorso agosto il Dipartimento dispone inoltre di nuovi ambienti e sale operatorie di ultima generazione presso il Padiglione Puddupotenziando le capacità operative.

Crescita dei volumi e andamento annuale

Il centro ha mostrato una progressione costante: fino al 2026 la media era di circa 35 trapianti l’annocon un primo salto a 61 interventi nel 2026. Nei due anni successivi i numeri sono saliti a 66 nel 2026 e oltre 80 nel 2026, fino al superamento della soglia dei 100 trapianti annui nel 2026 e nel 2026. Nei primi mesi del 2026in poco più di quattro mesi, gli interventi eseguiti sono già 58confermando il ritmo crescente dell’attività.

Complessità clinica e profili dei pazienti

Oggi il centro non è noto solo per i volumi, ma per la complessità dei casi trattati: circa il 30% degli interventi riguarda pazienti in condizioni critiche d’urgenzamentre il 40% è eseguito su riceventi con patologie oncologiche, tra cui epatocarcinomametastasi da tumori colorettali e colangiocarcinoma. Il Dipartimento ha sviluppato tre protocolli dedicati al trapianto di fegato in pazienti con metastasi da tumore colorettale non suscettibili di resezione chirurgica e due protocolli specifici per il colangiocarcinoma: indicazioni che fino a pochi anni fa erano ritenute marginali e che oggi rappresentano percorsi consolidati.

Attrattività nazionale e casistica

La capacità attrattiva del centro è evidente anche nella provenienza dei pazienti: circa il 40% arriva da regioni diverse dal Lazioa conferma del ruolo nazionale del Polo. La selezione e la gestione dei casi più complessi richiedono un coordinamento strutturato tra più unità operative e enti regionali.

Coordinamento clinico e ruolo delle strutture

La gestione degli interventi si basa su un modello interaziendale che mette in rete competenze diverse. L’UOC Chirurgia Generale e Trapiantidiretta dal professor Giuseppe Maria Ettorrecollabora quotidianamente con l’UOC Anestesia e Rianimazione guidata dal professor Luigi Tritapepeil cui contributo è determinante nella gestione perioperatoria e nella sicurezza dei pazienti. Fondamentale è anche il ruolo del Centro regionale Trapianti Laziodiretto dal dottor Mariano Fecciache coordina il processo donativo e allocativo sull’intero territorio regionale.

Integrazione con l’INMI Lazzaro Spallanzani

L’attività si svolge in stretta integrazione con l’Inmi Lazzaro Spallanzaniconsolidando un modello che mette in rete competenze specialistiche per rispondere ai casi più difficili. Questa sinergia ha contribuito a rendere il Polo un punto di riferimento non solo per la chirurgia ma anche per la ricerca clinica e i protocolli oncologici applicati al trapianto.

Commentando il risultato, il professor Ettorre ha sottolineato: “Questo traguardo è prima di tutto la testimonianza dell’impegno quotidiano di una squadra straordinaria” e ha aggiunto che “Il sistema trapianti italiano funziona, ed è un bene collettivo“. Parole che rimarcano l’importanza della collaborazione tra professionisti, istituzioni e cultura della donazione per sostenere l’attività trapiantologica.

Il raggiungimento dei 1.000 trapianti è quindi il risultato di un progetto costruito nel tempo: dalla fondazione del 2001, alla trasformazione in POIT nel 2007, fino agli ultimi investimenti infrastrutturali e ai protocolli clinici innovativi che oggi caratterizzano l’offerta del San Camillo-Forlanini.

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