Una puntura d’insetto ha scatenato una sequenza di eventi che ha portato alla morte di una donna di 38 anni a Roma. Sabrina, madre di due figli e impiegata presso l’aeroporto di Fiumicino, è stata dimessa per la prima volta dal pronto soccorso del Policlinico Grassi di Ostia, per poi rientrare nuovamente in ospedale in due occasioni successive. Il fatto ha spinto la Procura a aprire un’inchiesta per omicidio colposo e a disporre un’autopsia, nella speranza di ricostruire le dinamiche che hanno portato al tragico esito.
Primo accesso: diagnosi di puntura con flogosi
Il 26 settembre, Sabrina avverte un gonfiore doloroso sulla coscia destra a seguito di quello che sembra essere una puntura d’insetto. Si reca al pronto soccorso del Grassi, dove i medici, dopo una visita rapida, la dimettono con la diagnosi di “puntura d’insetto con flogosi”. Le viene prescritta una terapia antibiotica a base di Augmentin, senza ulteriori accertamenti di laboratorio o imaging.
Diagnosi e terapia iniziale
La decisione di non effettuare esami più approfonditi è stata motivata dalla presunta natura locale dell’infiammazione. Tuttavia, la paziente riferisce che il dolore persiste e il gonfiore non diminuisce, segnalando fin da subito un possibile insorgenza di complicanze non valutate dal personale sanitario.
Secondi ingressi: peggioramento dei sintomi
All’inizio di ottobre Sabrina si presenta al pronto soccorso dell’ospedale Celio, dove viene visitata da un chirurgo ogni due giorni. Nessuna analisi ematiche o radiologiche vengono eseguite, né vengono modificati i farmaci. Nel frattempo, i sintomi si aggravano: oltre al gonfiore alla gamba, compaiono dolori lombari intensi, fascicolazioni articolari e una sensazione di bruciore a pancia e schiena, al punto che la donna non riesce più a camminare autonomamente.
Il 18 ottobre torna al pronto soccorso del Grassi, questa volta avvalendosi di stampelle. Viene dimessa con la diagnosi di “dolore lombare” e le viene consigliata una risonanza magnetica alla colonna vertebrale, esame che non viene però eseguito. Il decorso clinico continua a declinare, con la comparsa di difficoltà vocali e un peggioramento del dolore, tanto da richiedere l’intervento della cugina, che chiama un’ambulanza alle 5.30 del mattino del 21 ottobre.
Trasferimenti ospedalieri e decesso
All’arrivo al Grassi, gli esami di laboratorio mostrano valori fuori dai limiti di normalità, indicando una possibile infezione del sangue. I medici decidono di intubare la paziente e di trasferirla d’urgenza all’ospedale Spallanzani, operazione che richiede tra le quattro e le cinque ore. Una volta lì, la direttrice del reparto di malattie infettive comunica alla famiglia la gravità della situazione.
Successivamente Sabrina viene spostata in terapia intensiva presso l’ospedale San Camillo. Gli specialisti rilevano un polmone gravemente compromesso, in parte necrotico, e segnali di insufficienza cardiaca, epatica e renale. Il quadro clinico si rivela inesorabile e, il 25 ottobre, la trentottenne viene dichiarata deceduta. Il decesso avviene senza che sia stato possibile stabilire con certezza la causa principale.
Indagine della Procura e autopsia
La famiglia, assistita dall’avvocato Pablo De Luca, ha sporto denuncia per possibile negligenza medica. La pm Eleonora Fini ha disposto l’autopsia, che dovrà fornire le prime indicazioni sul reale meccanismo della morte: se fosse stata una reazione allergica al morso di un ragno violino, una _sepsi_ non trattata, o un’altra patologia non rilevata durante le precedenti valutazioni.
L’inchiesta si concentrerà su tre punti chiave: la correttezza della diagnosi iniziale, la decisione di non ricoverare Sabrina nonostante il peggioramento dei sintomi, e la tempestività dei trasferimenti ospedalieri. Solo una volta raccolti tutti gli elementi medico-legali, la Procura potrà stabilire se vi siano responsabilità penali da attribuire ai medici o se il decesso sia stato inevitabile.



