5 Ottobre 2026 ☁ 23° Allerta arancione · pioggia · fino 7 Ottobre 13:59

Processo per omicidio colposo dopo parto in casa: i fatti e le accuse

Una coppia è stata rinviata a giudizio per la morte del neonato nato il 15 gennaio 2026; gli inquirenti contestano omissioni durante il parto in casa e nella gestione postnatale che avrebbero portato a una meningite fulminante.

Processo per omicidio colposo dopo parto in casa: i fatti e le accuse

La vicenda riguarda la morte di un neonato nato in casa il 15 gennaio 2026 e deceduto il 31 gennaio 2026 per una meningite fulminante. Dopo le indagini la coppia è stata iscritta nel registro degli indagati e, a seguito dell’udienza preliminare, il giudice ha disposto il rinvio a giudizio per omicidio colposo. Il caso solleva interrogativi sulle scelte assistenziali adottate e sulle responsabilità dei genitori nella gestione medica del bambino.

Le contestazioni principali degli inquirenti

Nel fascicolo della Procura emergono due criticità fondamentali ritenute decisive dagli investigatori. In primo luogo, durante il travaglio non sarebbero state garantite le condizioni basilari di igiene e sicurezza necessarie per un parto: il procedimento adottato è stato il lotus birth, una prassi che prevede di non recidere il cordone ombelicale e di lasciarlo staccare spontaneamente. Secondo la ricostruzione, la nascita in casa è avvenuta senza la presenza di personale sanitario qualificato e senza i presidi strumentali per monitorare e intervenire prontamente in caso di emergenze respiratorie.

Assistenza e dispositivi mancanti

Gli atti parlano dell’assenza di figure come ostetriche o medici e della mancanza di strumenti idonei per la gestione delle vie aeree. In particolare, se si verifica l’inalazione di liquido amniotico è indispensabile poter effettuare un’aspirazione immediata: secondo gli inquirenti questa possibilità non è stata assicurata, aumentando il rischio di infezione polmonare e, a catena, di complicanze sistemiche.

La gestione postnatale e le omissioni successive

I magistrati contestano inoltre che nei giorni successivi alla nascita non sia stata garantita una tempestiva assistenza medica. Agli atti risulta che il neonato avrebbe dovuto essere sottoposto a controlli specialistici e a una terapia farmacologica mirata per contrastare l’infezione dovuta al liquido inalato, ma tali interventi non sono mai iniziati. Quando il piccolo è stato finalmente trasportato al Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina, i medici non hanno potuto far altro che constatare il decesso per arresto cardiocircolatorio in seguito a meningite fulminante.

Discrepanze nelle informazioni fornite

Un elemento che ha insospettito gli investigatori è la discrepanza sulle date: i genitori, riferiscono gli atti, avrebbero dichiarato che la nascita era avvenuta il 22 gennaio anziché il 15 gennaio, circostanza poi smentita dalle verifiche. La Procura interpreta anche questo comportamento come indice di una volontà di nascondere fatti rilevanti per la comprensione dell’accaduto.

Altri elementi emersi dalle indagini

Nel corso delle attività investigative sono emerse tracce che per gli inquirenti dimostrerebbero la consapevolezza dei rischi connessi alla pratica scelta: tra le ricerche sui telefoni dei genitori sarebbero riaffiorati articoli critici sulla pratica del lotus birth, con titoli che ne evidenziano la pericolosità. Questo, secondo gli investigatori, rafforzerebbe l’ipotesi che la coppia fosse informata sulle possibili conseguenze ma abbia comunque deciso di proseguire con il parto domiciliare senza strumenti adeguati.

In un episodio collegato, lo scorso aprile la coppia ha perso l’affidamento del secondo figlio, neonato di circa quindici giorni, dopo che la madre aveva lasciato l’ospedale prematuramente al momento del parto. La Procura dei minorenni si è così attivata e, delegando il Nucleo assistenza emarginati della polizia locale, ha rintracciato la coppia in un appartamento alla periferia di Roma. L’abitazione presentava condizioni di degrado e, tra rifiuti e muffe, sono stati trovati anche quantitativi di sostanze stupefacenti: circa cinque chili di marijuana e alcune dosi di hashish.

Provvedimenti cautelari

Alla luce di quei ritrovamenti, il padre è stato sottoposto agli arresti domiciliari con l’accusa di detenzione a fini di spaccio e abbandono di minore; la madre rimane al momento a piede libero ma entrambi devono rispondere anche delle contestazioni relative al decesso del primo figlio. Il secondo neonato è stato affidato ai parenti materni per tutelarne la sicurezza.

Il percorso processuale

Con il rinvio a giudizio decretato durante l’udienza preliminare, la coppia sarà chiamata a difendersi dalla contestazione di omicidio colposo. Il dibattimento inizierà in data fissata per gennaio; nel corso del processo saranno approfondite le omissioni contestate, le condizioni della nascita e le scelte assistenziali adottate. Il dibattimento rappresenterà il momento in cui le parti porteranno le proprie prove e le eventuali interpretazioni tecniche, con perizie e testimonianze che potranno chiarire cause e responsabilità.

La vicenda mette in luce il dilemma tra scelte parentali alternative, come la pratica del lotus birth, e l’obbligo di garantire la sicurezza sanitaria dei neonati attraverso la presenza di professionisti e dispositivi adeguati. Sarà il processo a stabilire se le omissioni contestate costituiscano causa diretta della morte e quali profili di responsabilità penale siano configurabili.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app

Roma adesso

QUALITÀ ARIA
Buona
PM10 6 · NO₂ 14 µg/m³
ACCADUTO OGGI
1992
accordi di pace di Roma