Lucia Musti, procuratrice generale di Piemonte e Valle d’Aosta, compie due anni dal suo insediamento a Torino. Una città che ha definito capitale dell’eversione di piazza un titolo che trova conferma negli eventi recenti, come le guerriglie della Valsusa e gli scontri dopo lo sgombero dell’ex centro sociale Askatasuna.
In questa intervista, Musti affronta temi cruciali: le riforme della giustizia, i rapporti tra magistratura e politica, il referendum sulla giustizia, le intercettazioni e il fenomeno delle mafie. Un quadro complesso che riflette le tensioni di una società in evoluzione.
Giustizia e politica: un dialogo complesso
La procuratrice Musti commenta le tensioni tra magistratura e governo, un tema che ha visto recenti polemiche, come l’intervento della premier sul caso di un uomo accusato di violenza sessuale su una tredicenne, scarcerato dal gip a Torino. Musti sottolinea l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, ribadendo che il consenso governativo non fa parte della loro funzione.
Sul referendum sulla giustizia, Musti ha votato no pur non iscrivendosi al comitato promotore. Ritiene che il testo della riforma fosse un attacco strumentale alla magistratura un baluardo dei diritti dei cittadini nel rispetto della Costituzione.
Torino: eversione e criticità abitative
Torino, secondo Musti, rimane una città con forti tensioni sociali. La borghesia locale, in parte, tollera i comportamenti violenti creando un’area grigia che minimizza i reati. Un fenomeno che si riflette anche nel mercato immobiliare, dove la periferia soffre più del centro a causa degli affitti brevi e degli studenti.
Uno studio della Cgil di Torino ha evidenziato che in quartieri come Nizza Millefonti, San Salvario e Barriera di Milano, gli affitti assorbono tra il 51 e il 65% dello stipendio, portando al rischio di collasso sociale. Un paradosso, considerando che la città ha 69.000 abitazioni vuote.
Mafie e intercettazioni: una sfida continua
Musti sottolinea l’importanza delle intercettazioni per contrastare le mafie, che si sono evolute e non macchiano più l’asfalto. La raffinatezza criminale richiede una pari raffinatezza investigativa e le intercettazioni sono uno strumento indispensabile.
La procuratrice generale conclude con un appello alla società civile: serve una presa di posizione franca e netta contro la violenza e l’illegalità, per evitare che Torino continui a essere vista come la capitale dell’eversione.



