Il liceo Augusto Righi, storico istituto scientifico situato in via Boncompagni a Roma, è stato al centro di un nuovo episodio di violenza verbale. Il 16 ottobre, durante un aperitivo organizzato dalla cosiddetta “lista Delta”, gli studenti hanno scoperto dei graffiti sconvolgenti all’interno dei bagni della sede secondaria.
La scritta, definita lista stupri, riportava cinque nomi di alunni maschi del corso, accompagnati da una svastica tracciata con lo stesso pennarello che era stato usato per una frase di solidarietà verso il popolo palestinese. Nonostante la rapida rimozione dei nominativi, il segno rimasto sul muro testimonia la persistenza di una cultura misogina che non si cancella con una semplice mano di vernice.
Il ritrovamento della lista stupri nei bagni del Liceo Righi
Secondo quanto riportato dal collettivo studentesco Ludus Righi, i graffiti sono stati individuati sulla porta di una toilette dell’area destinata all’aperitivo. La combinazione di nomi, simboli nazisti e il riferimento a una causa politica ha generato immediata indignazione tra gli alunni presenti.
Il disegno della svastica, realizzato con lo stesso strumento di scrittura usato per il messaggio di solidarietà, è stato interpretato come un chiaro tentativo di sovrapporre ideologie di odio a un contesto di attivismo pacifico. La lista è stata cancellata entro poche ore, ma le autorità scolastiche hanno sottolineato che la rimozione fisica non equivale a una cancellazione culturale.
Reazioni della dirigenza e delle associazioni studentesche
Il preside Giovanni Cogliandro ha definito l’episodio “abominevole” e ha ribadito che la scuola da anni promuove una prevenzione attiva della violenza, anche a livello verbale. “Ci sono ancora residui di patriarcato nella nostra società, e questo gesto ne è la dimostrazione più cruda”, ha dichiarato il dirigente, aggiungendo che la scuola continuerà a lavorare su programmi di educazione affettiva e di contrasto alla violenza di genere.
Il collettivo Ludus Righi, tramite un comunicato diffuso il 25 ottobre, ha condannato fermamente l’accaduto, indicando che “una scritta può essere cancellata, ma la cultura che la genera non sparisce con un po’ di vernice”. Hanno chiesto che l’incidente venga riconosciuto, contrastato e smantellato, invitando all’attivazione di strumenti educativi più incisivi.
Il ruolo della scuola nella prevenzione della violenza di genere
Giovanni Cogliandro ha ricordato che il Liceo Righi ha avviato da diversi anni laboratori di educazione emotiva, workshop sulla parità di genere e percorsi di sensibilizzazione contro le discriminazioni. Tali iniziative mirano a sostituire “basse pulsioni” con “emozioni costruttive”, creando un ambiente in cui il rispetto reciproco diventi la norma.
Indagini delle forze dell’ordine e prospettive future
Le autorità di Polizia stanno conducendo un’indagine per identificare i responsabili della scrittura. Non è ancora chiaro se siano coinvolti più soggetti o se si tratti di un atto isolato. La procura ha sottolineato l’importanza di perseguire chi incita alla violenza, anche se il gesto si limita a parole scritte sui muri.
Nel frattempo, l’accaduto richiama alla memoria una vicenda analoga avvenuta quasi un anno prima al Liceo Giulio Cesare, dove una prima lista stupri aveva coinvolto otto ragazze e un ragazzo, seguita da ulteriori scritte offensive durante un’occupazione. Questi casi suggeriscono la necessità di un intervento sistemico più ampio, che coinvolga non solo le scuole ma anche le famiglie e le istituzioni locali.
Il dibattito pubblico sull’incidente ha riacceso la discussione sul ruolo della scuola nella formazione di cittadini consapevoli e sul modo in cui la società deve affrontare fenomeni di misoginia e odio. La speranza è che, grazie alla pressione degli studenti, al lavoro dei docenti e all’intervento delle forze dell’ordine, si possa impedire la ricorrenza di simili manifestazioni di violenza simbolica.



