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Mostra Yolanda Cuomo agli Officine Fotografiche: un viaggio nel fare delle immagini

La prima personale in Italia dedicata a Yolanda Cuomo racconta oltre quarant'anni di pratiche editoriali e relazioni creative in mostra agli Officine Fotografiche dal 22 maggio al 19 giugno 2026

Mostra Yolanda Cuomo agli Officine Fotografiche: un viaggio nel fare delle immagini

Dal 22 maggio al 19 giugno 2026 gli spazi di Officine Fotografiche ospitano “A Life of Making”, la prima esposizione italiana che mette al centro il percorso di Yolanda Cuomo. Questa mostra propone non solo opere e progetti grafici, ma anche il processo che sta dietro alla costruzione del photobook e delle pubblicazioni fotografiche, mettendo in evidenza un approccio che fonde manualità, cura del dettaglio e relazione umana.

Inaugurata venerdì 22 maggio alle 18:00, la rassegna curata da Annalisa D’Angelo si presenta come un invito a entrare nel laboratorio visivo di una professionista che ha trasformato il modo di pensare i libri fotografici. Non è la solita retrospettiva: qui il visitatore trova fotografie, originali di layout, maquette e poster che raccontano il dialogo tra autore, editor e lettore.

Un mestiere tra grafica e artigianato

Il lavoro di Yolanda Cuomo si colloca all’incrocio tra book design e photo editing, discipline in cui la presenza del gesto umano è ancora fondamentale. La mostra mette in luce come molti progetti nascano dall’idea di costruire uno spazio narrativo dove immagini e parole si intrecciano: un processo spesso iniziato a mano, con schizzi e collage, e poi declinato attraverso il design finale. La frase «L’unico errore è non fare» attraversa l’allestimento come una norma morale e professionale, a testimoniare la centralità del fare come pratica conoscitiva.

Metodi e materiali

Tra gli elementi esposti figurano maquette originali e poster iconici, compresi lavori come Pre-Pop Warhol (Random House, 1988) e progetti realizzati con autori di grande rilievo. Questi oggetti mostrano la fase di costruzione tipica del processo editoriale: prove di stampa, collage di layout e scelte tipografiche che rivelano la precisione dietro a una grafica apparentemente essenziale. Il visitatore può così apprezzare il passaggio dal bozzetto al prodotto finito, osservando la cura per il ritmo visivo e la relazione tra immagine e pagina.

Le relazioni che hanno costruito una carriera

La carriera di Cuomo è scandita da incontri determinanti: il rapporto con Marvin Israel — figura di riferimento nella cultura visiva di New York — aprì porte come quella che la mise in contatto con Richard Avedon, alimentando la fiducia nel proprio sguardo. Nel corso degli anni Cuomo ha collaborato con musicisti e artisti come Paul Simon, Lou Reed e Laurie Anderson, e con fotografi del calibro di Sylvia Plachy, Diane Arbus, Gilles Peress e Paolo Pellegrin.

Un ponte tra agenzie e riviste

La lunga sinergia con Magnum Photos e con la rivista Aperture ha consolidato la reputazione di Cuomo come editor capace di mediare tra esigenze degli autori e aspettative del pubblico. A testimonianza del suo ruolo, in mostra sono presenti anche collage originali dei layout per Mademoiselle, rivista che ha contribuito a ridefinire lo spazio delle donne nella cultura americana. Queste collaborazioni mostrano come la rete di relazioni sia un elemento chiave del suo metodo di lavoro.

Perché vedere la mostra

Curata da Annalisa D’Angelo, A Life of Making si propone come una riflessione sulla pratica editoriale in un’epoca che spesso favorisce la velocità digitale rispetto alla manualità. Attraverso oltre quarant’anni di esperienza, la rassegna racconta una generazione formata nella New York dell’arte concettuale e del femminismo, dove il fare artigianale era ancora il cuore della sperimentazione editoriale. Il progetto è promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e sostenuto nell’ambito dell’Avviso Pubblico Roma Creativa 365, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Cosa aspettarsi dall’allestimento

L’allestimento non nasconde il processo: immagini in bianco e nero, studi di impaginazione, poster e materiali preparatori consentono di seguire il farsi dei progetti. L’intento è mostrare che dietro a un libro fotografico ci sono scelte precise, relazioni durature e un equilibrio tra forma e contenuto. Come sintetizza il direttore di Officine Fotografiche, molte immagini non nascono solo da chi scatta ma da chi le sa riconoscere e costruire.

Visitare Officine Fotografiche in questo periodo significa entrare in un ambiente dove il tempo della lentezza, della cura e dell’artigianato editoriale è restituito come valore. Per chi lavora con le immagini, per gli appassionati di fotografia e per chi cerca di capire come nascono i libri che leggiamo, questa mostra offre strumenti concreti per osservare il mestiere di una delle voci più importanti del photobook contemporaneo.

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