Il 2 novembre 1975 a Ostia, l’autore e regista Pier Paolo Pasolini fu brutalmente ucciso. Dopo più di cinque decenni di dibattito, la Procura di Roma ha deciso di riaprire il fascicolo, affidandolo alla sostituta procuratore Silvia Santucci. La decisione è scaturita da un esposto presentato dall’avvocato Stefano Maccioni, che in passato aveva difeso il cugino della vittima, Guido Mazzon. Il nuovo procedimento si basa su elementi emersi negli ultimi mesi, tra cui una testimonianza inedita e risultati di analisi DNA finora non utilizzati.
Il ruolo decisivo dell'esposto di Stefano Maccioni
Maccioni ha depositato la prima richiesta di riapertura a novembre 2025, integrandola nuovamente a maggio 2026. Nella sua istanza, ha sottolineato che la cosiddetta verità giudiziaria – che aveva attribuito la responsabilità esclusiva a Pino Pelosi – era stata smantellata da recenti scoperte scientifiche. Il legale ha espresso “emozione e soddisfazione” per la decisione della Procura, chiedendo che vengano interrogati tutti coloro che, fino a ora, hanno tenuto il silenzio su ciò che sanno.
Le prove che riaprono il caso
Tra le novità più significative vi è la comparsa di un nuovo testimone, la cui testimonianza potrebbe chiarire chi accompagnava Pelosi nella notte dell'omicidio. Parallelamente, le autorità hanno riesaminato i campioni di DNA prelevati nel 2010 dai vestiti di Pasolini. All'epoca erano stati identificati tre profili, ma nessun collegamento definitivo era stato stabilito. Le nuove analisi, condotte con tecniche più avanzate, hanno evidenziato la possibilità che altri soggetti fossero presenti sulla scena, indebolendo la tesi che Pelosi agisse da solo.
DNA e testimonianze recenti
Le indagini hanno anche rivisto le dichiarazioni di Maurizio Abbatino, esponente della Banda della Magliana, che aveva suggerito un movente legato al furto delle copie del film Salò o le 120 giornate di Sodoma. Tali affermazioni, un tempo considerate marginali, ora vengono ricontestualizzate alla luce delle nuove evidenze genetiche, suggerendo una possibile dimensione criminale più ampia rispetto al semplice episodio di violenza personale.
Reazioni della cultura e della politica
La riapertura ha suscitato una forte risposta da parte di esponenti del mondo culturale e politico. La scrittrice Dacia Maraini, amica intima di Pasolini, ha ricordato le incongruenze evidenti nella fotografia della scena: “Pasolini era ricoperto di sangue, mentre Pelosi non presentava tracce visibili”. Maraini ha ribadito che “non è chiaro chi abbia realmente ucciso Pasolini”. Dal Parlamento, la senatrice Ilaria Cucchi (AVS) ha salutato la notizia, annunciando la presentazione di un disegno di legge per istituire una commissione d’inchiesta parlamentare, con l’obiettivo di far luce su un omicidio definito “controverso”.
Il ritorno di interesse per il caso potrebbe avere implicazioni legali e simboliche. Se le indagini dovessero confermare la presenza di altri autori o individuare nuovi responsabili, la sentenza del 2015, che aveva archiviato il procedimento, verrebbe probabilmente rivista. Nel frattempo, la Procura invita chiunque possieda informazioni a farsi avanti, promettendo un esame completo di tutti i dati raccolti finora.



