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Cooperative usa e getta, 14 milioni rubati: il caso D.M. a Roma

Un commercialista dei Parioli ha costruito un impero di cooperative cartacee per sottrarre più di 14 milioni allo Stato, con oltre 2 500 lavoratori inseriti in un vuoto di protezione sociale.

Cooperative usa e getta, 14 milioni rubati: il caso D.M. a Roma

Le indagini condotte dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno portato alla luce una delle più grandi truffe fiscali del territorio nazionale. Al centro della rete c’era D.M., commercialista di 51 anni con studio in viale Parioli, soprannominato “il mago delle coop apri-chiudi”. Grazie a quattro cooperative “usa e getta”, il professionista è riuscito a far defluire dalle casse dello Stato più di 14 milioni di euro, impiegando formalmente quasi 2 500 persone in vari settori.

Il funzionamento delle cooperative “usa e getta”

Il meccanismo si basava su una serie di società fittizie costituite esclusivamente per mascherare l’esistenza di rapporti di lavoro reali. Le quattro cooperative, prive di attività autonome, assumevano formalmente i dipendenti – chef, addetti alla sicurezza, personale di pulizia – per poi cederli in contratti di appalto o di distacco a imprese clienti. Tali contratti erano apparentemente regolari, ma nascondevano la fornitura illecita di manodopera.

Fatture false e Durc falsificati

Le cooperative emettevano fatture per prestazioni mai eseguite, consentendo alle aziende di scaricare interamente i costi del personale senza versare imposte, Iva o contributi previdenziali. Il tassello cruciale era la falsificazione del Durc documento che attesta la regolarità contributiva. Grazie a Durc clonati le cooperative superavano i controlli formali, stipulavano contratti e incassavano pagamenti dalle aziende senza che emergessero irregolarità.

Le indagini e le conseguenze

L’operazione, coordinata dalla Procura di Roma con il supporto del 6° nucleo operativo della Guardia di Finanza, ha interessato le province di Roma, Latina e Viterbo. Sono stati sequestrati beni per un valore complessivo di oltre 14 milioni di euro e sono stati posti agli arresti domiciliari otto indagati, tra cui il capo del sistema, D.M., e sette collaboratori stretti.

Dumping sociale ed economico

Il risultato di questo schema è stato duplice: da una parte le imprese clienti hanno goduto di un costo del lavoro drasticamente ridotto ottenendo un vantaggio competitivo sleale; dall’altra i dipendenti, pur risultando a libro paga delle cooperative, sono rimasti privi di garanzie previdenziali, assicurative e di protezione sociale. La permanenza di queste persone in un limbo giuridico ha generato un vero e proprio dumping sociale con gravi ripercussioni sul mercato del lavoro.

Una volta accumulate le enormi passività fiscali, le cooperative venivano sistematicamente liquidate o messe in procedure concorsuali, per poi essere sostituite da nuove entità vuote pronte a riavviare il medesimo schema. Questo ciclo perpetuo ha permesso ai responsabili di arricchirsi, tanto che D.M. avrebbe potuto acquistarne persino un resort in Kenya con i proventi illeciti.

Le autorità hanno dichiarato che l’intervento non mira solo al recupero delle somme sottratte, ma anche alla tutela di diritti dei lavoratori e alla difesa del mercato dalla concorrenza sleale. La scoperta di questo caso segna una delle più importanti operazioni antimafia in ambito economico degli ultimi anni, con l’obiettivo di prevenire ulteriori forme di evasione fiscale e dumping sociale.

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