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Antigone contemporanea con robot e visori VR all’Unint

Un incontro tra teatro classico, intelligenza artificiale e immersione digitale che solleva domande sull'identità e sulle emozioni

Antigone contemporanea con robot e visori VR all’Unint

L’Aula Magna dell’Università degli Studi Internazionali di Roma (Unint) si è trasformata in un laboratorio scenico dove il mito ha incontrato la tecnologia. La rappresentazione intitolata (A)ntigone = Non non A ha messo a confronto attori e robot umanoidi, proponendo una lettura inedita di Sofocle attraverso la forma delle prove aperte e dell’esperimento performativo. Sul palco, figure note come Barbara De Rossi si sono confrontate con automi dotati di autonomia di movimento, in un impianto che non mira semplicemente alla sorpresa ma vuole interrogare i confini tra parola, gesto e macchina.

Lo spettacolo è stato concepito come un momento di ricerca: il regista Roberto M. Iannone ha scelto di intervenire in scena, alternando la funzione di direttore a quella di commentatore e interprete, per proporre una lettura filosofica e non convenzionale del testo. Al pubblico, presente nelle due repliche del 18 maggio e del 19 maggio, sono stati distribuiti visori per la realtà virtuale che hanno permesso di seguire alcune sequenze in modalità immersiva, ampliando così il rapporto tra platea e palcoscenico e trasformando la visione in un’esperienza multi-livello.

Un allestimento che fonde arti umane e tecnologie

La messa in scena ha voluto tenere insieme la tradizione del teatro classico e le possibilità offerte dall’innovazione digitale: oltre a Barbara De Rossi, interpreti come Antonella Civale, Lucandrea Martinelli, Fabio Bisogni e Salvatore Nocera Bracco hanno condiviso la scena con il robot chiamato Ettore. L’inserimento dell’automa non è stato un vezzo tecnologico, ma una scelta drammaturgica che ha messo in luce temi come l’identità, il linguaggio e la natura dell’interpretazione. La direzione artistica, pensata come una serie di esperimenti, ha voluto stimolare lo spettatore a riflettere sul ruolo della macchina nella sfera emotiva e simbolica dell’arte.

Il ruolo del regista e la forma delle “prove”

Nel corso delle serate il regista ha praticato una modalità di lavoro che somiglia più a una seduta di laboratorio che a una recita tradizionale: le parti sono state esplorate in tempo reale, con continui aggiustamenti e interazioni tra umano e non umano. Questa scelta di mettere in scena delle prove aperte ha consentito di vedere il processo creativo in azione, facendo emergere la natura costruita del senso teatrale e mostrando come la tecnologia possa diventare uno strumento di indagine sul significato del testo piuttosto che un puro ornamento scenico.

Ettore: un robot in platea e sul palco

Il momento che ha suscitato maggiore sorpresa è stato l’ingresso autonomo di Ettore, il robot umanoide sviluppato dall’ateneo, che ha attraversato la sala per salire sul palco e recitare passi scelti dell’Antigone. L’automatismo del gesto, combinato con la recitazione, ha messo in discussione la distinzione tra meccanica e espressività: quando Ettore ha chiesto gli applausi con un gesto simile a quello umano e poi ha sorriso e inviato baci con la mano, il pubblico ha risposto con entusiasmo, aprendo una riflessione immediata su quanto la tecnologia possa partecipare alle dinamiche affettive della rappresentazione. Si è trattato di un esempio concreto di come l’intelligenza artificiale possa essere integrata in contesti teatrali con funzione narrativa.

Immersione estesa: visori e partecipazione

L’utilizzo dei visori per la realtà virtuale ha aggiunto un ulteriore livello di lettura: alcuni passaggi sono stati resi accessibili in modalità immersiva, creando sovrapposizioni tra ciò che è fisico e ciò che è digitale. Questa stratificazione ha aumentato la sensazione di prossimità emotiva e ha offerto allo spettatore la possibilità di scegliere un punto di vista alternativo rispetto alla tradizionale distanza della platea. L’operazione ha intersecato competenze tecniche e sensibilità umanistiche per proporre una fruizione che è insieme sperimentale e profondamente centrata sulla persona.

Un territorio di ricerca per l’università

L’evento si inserisce nella pratica dell’ateneo di coniugare formazione umanistica e sperimentazione tecnologica, promuovendo progetti che tengono insieme cultura, innovazione e spirito critico. La scelta di ospitare uno spettacolo come (A)ntigone = Non non A nella sede dell’Unint ha voluto sottolineare la funzione sociale dell’università come luogo in cui il sapere teorico incontra applicazioni pratiche e artistiche. In questo senso, l’iniziativa non mira a decretare un trionfo della tecnologia sul teatro, ma a fare del palcoscenico uno spazio dove domande complesse su umanità, macchina e senso possano essere poste e percorse collettivamente.

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