Livio Berruti è morto all’età di 87 anni in una clinica di Torino nelle ultime ore, lasciando la memoria della sua vittoria nei 200 metri ai Giochi di Roma del 1960.
La notizia è rilevante perché Berruti rimase un simbolo dello sport italiano: la gara del 3 settembre 1960 allo Stadio Olimpico segnò la fine della supremazia esclusiva dei velocisti nordamericani e pose un nuovo modello di tecnica e stile nella velocità europea.
La giornata storica allo Stadio Olimpico
Il 3 settembre 1960 Berruti corse la semifinale dei 200 metri in 20″5 eguagliando il primato mondiale, e vinse la finale nello stesso tempo, davanti allo statunitense Lester Carney e al francese del Senegal Abdou Seye. Quella sequenza, ottenuta nello stesso pomeriggio, restò impressa nell’immaginario collettivo: l’immagine con gli occhiali da sole mentre tagliava il traguardo è una delle fotografie simbolo dei Giochi di Roma.
Premi, carriera e vita dopo la pista
Con la vittoria a Roma Berruti ricevette dal CONI 800 mila lire per la medaglia d’oro, 400 mila lire per il record mondiale e una Fiat 500 come dono. Dopo il ritiro dall’attività agonistica nel 1969, avviò una carriera professionale in ambito pubblicitario e aziendale, lavorando successivamente anche alla Fiat fino al 1998. Nel 2006 fu uno degli otto italiani portatori della bandiera olimpica alla cerimonia di chiusura dei Giochi invernali di Torino un riconoscimento formale del suo ruolo storico nello sport nazionale.
Formazione, risultati internazionali e riconoscimenti
Nato a Torino il 19 maggio 1939, Berruti si avvicinò all’atletica mentre era studente di chimica; iniziò a gareggiare nel 1955 e conciliò studio e sport, iscrivendosi inizialmente all’Università di Padova e completando poi gli studi all’Università di Torino. Il suo palmarès comprende quattro medaglie ai Giochi del Mediterraneo e numerosi podi e titoli nazionali sui 100 e 200 metri, oltre a partecipazioni significative alle Olimpiadi di Tokyo 1964 e Messico 1968.
Immagini, relazioni e memoria
Tra i ricordi pubblici figura la passeggiata mano nella mano con Wilma Rudolph al Villaggio Olimpico di Roma, episodio spesso citato come simbolo dell’epoca. Negli anni il suo soprannome e la definizione di «angelo» si sono riferiti alla leggerezza della sua falcata, qualità tecnica che molti hanno indicato come modello. Il vincitore dei 100 metri a Tokyo, Marcell Jacobs ha espresso profondo cordoglio parlando della «leggerezza di Berruti» come esempio per i velocisti contemporanei e annunciando l’intenzione di onorarne la memoria nelle competizioni.
Reazioni ufficiali e lutto sportivo
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito Berruti “una figura rappresentativa dello sport italiano”. La Federazione di atletica ha annunciato un omaggio in competizione e il CONI ha disposto bandiere a mezz’asta presso la sede del Foro Italico. Il presidente del CONI ha ricordato Berruti come riferimento storico per l’atletica nazionale e ha comunicato forme di lutto nelle manifestazioni imminenti.
I funerali saranno celebrati in forma privata; Berruti lascia la moglie Silvia. La sua figura rimane al centro della memoria degli appassionati e degli addetti ai lavori, con immagini e numeri — il 20″5 lo Stadio Olimpico la Fiat 500 e i riconoscimenti economici di 800 e 400 mila lire — che continuano a raccontare il valore storico della sua impresa.
Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2026



