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Scoperti manifesti di guerra nascosti dietro le vetrine di via Cola di Rienzo: cosa contengono

Un negozio di scarpe a via Cola di Rienzo ha restituito manifesti della Seconda guerra mondiale: avvisi per l’oscuramento, propaganda politica e appelli per la tutela storica

Scoperti manifesti di guerra nascosti dietro le vetrine di via Cola di Rienzo: cosa contengono

Nel cuore del quartiere Prati, a pochi passi dal Vaticano, è emerso un pezzo di storia cittadina che era rimasto nascosto per decenni. Durante lavori di ristrutturazione nella vetrina esterna di un negozio di calzature al civico 292 di via Cola di Rienzo, sono tornati alla luce diversi manifesti risalenti alla Seconda guerra mondiale. La scoperta è stata documentata e resa pubblica sui social da Maria Isabella Safarik, appassionata di storia dell’arte, che ha invitato a intervenire per la conservazione del materiale.

Le immagini del ritrovamento, diffuse il 19 maggio 2026, hanno suscitato subito interesse sia tra gli storici locali sia tra le istituzioni competenti. I fogli emersi erano stati coperti dalle teche esterne e dallo specchio montato anni prima sulla facciata: solo al momento dello smontaggio sono apparsi testi, ordini e locandine che forniscono indicazioni concrete su come la popolazione doveva comportarsi durante i bombardamenti e che testimoniano le propagande politiche dell’epoca.

Il contenuto dei manifesti e la loro collocazione

I poster rinvenuti comprendono avvisi della Prefettura e del Comitato provinciale per la protezione antiaerea, l’ente ministeriale incaricato della sicurezza civile durante il conflitto. In quei fogli si trovavano istruzioni rivolte a cittadini e esercenti sull’oscuramento parziale delle luci in case, negozi, uffici e luoghi pubblici per ridurre il rischio di essere individuati dai bombardieri anglo-americani. Al contempo si rinvengono manifesti di natura politica, con messaggi di irredentismo maltese e propaganda contro forze straniere, sintomo del clima ideologico del periodo.

Tipologie e stato di conservazione

I materiali ritrovati variano per formato e linguaggio: ci sono avvisi ufficiali con tono informativo, locandine che invitano a misure pratiche in emergenza e manifesti che veicolano messaggi nazionalisti o razzisti, come un poster chiaramente anti‑francese che prende di mira la presenza di soldati di origine africana nelle truppe coloniali francesi. Nonostante gli anni trascorsi, molti fogli appaiono in discrete condizioni, il che aumenta il valore documentario e rende urgente valutare un piano di tutela conservativa.

Questioni di tutela e iter amministrativo

Il ritrovamento solleva immediatamente la questione della tutela: secondo il Codice dei beni culturali e del paesaggio, iscrizioni, graffiti, lapidi e altre testimonianze storiche non possono essere rimosse senza le necessarie autorizzazioni. Pertanto è probabile che la Soprintendenza venga coinvolta per verificare la rilevanza storica dei manifesti e stabilire misure di conservazione sul posto oppure per decidere un eventuale recupero e restauro in laboratorio specializzato.

Possibili azioni e responsabilità

Le opzioni operative possono andare dalla protezione in situ alla rimozione autorizzata per il restauro, passando per la documentazione fotografica e la schedatura archivistica. In tutti i casi, l’intervento deve rispettare le normative vigenti: l’amministrazione pubblica e i proprietari del negozio dovranno coordinarsi con la Soprintendenza per evitare manomissioni e garantire la corretta valorizzazione del reperto come testimonianza storica della vita civile durante i bombardamenti del centro cittadino.

Il valore storico e la memoria collettiva

Oltre al valore materiale, questi manifesti offrono una finestra sulla quotidianità e sulle strategie di comunicazione civile in tempo di guerra: istruzioni per l’oscuramento, appelli rivolti ai residenti e messaggi di matrice politica che riflettono tensioni e narrazioni diffuse in quegli anni. Conservare questi documenti significa preservare frammenti di memoria urbana che contribuiscono a comprendere come la popolazione abbia vissuto e risposto alle emergenze belliche.

La diffusione delle immagini da parte di Maria Isabella Safarik ha acceso il dibattito pubblico sulla necessità di proteggere e valorizzare simili ritrovamenti. L’interesse deriva anche dalla posizione della scoperta in una zona centrale come via Cola di Rienzo, luogo di passaggio e commercio, dove la sovrapposizione di epoche diverse è spesso visibile sulle facciate degli edifici. Qualsiasi decisione futura dovrà bilanciare la tutela storica con la fruizione pubblica e la responsabilità amministrativa.

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