Il dibattito sull’Affordable Housing Act è tornato al centro dell’attenzione europea dopo l’incontro tenutosi a Strasburgo tra la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna e il ministro irlandese per la Casa, James Browne. La discussione si inserisce nel più ampio contesto della riunione informale dei ministri prevista a novembre a Dublino, dove sarà discusso il futuro della proposta di regolamento. Sberna, eurodeputata di Fratelli d’Italia-Ecr e coordinatrice del Gruppo Ecr nella Commissione speciale per la casa, ha avanzato richieste concrete di rinvio, sottolineando come l’attuale testo comprima il diritto di proprietà e invada competenze riservate agli Stati membri.
Sberna chiede il rinvio dell’Affordable Housing Act
Durante l’incontro di Strasburgo, la vicepresidente ha evidenziato che il nuovo regolamento utilizza un unico parametro di reddito individuale per definire le soglie di accessibilità abitativa, senza tenere conto del reddito familiare o delle specificità territoriali. «Un piccolo borgo interno può trovarsi in emergenza abitativa, mentre una grande metropoli resta fuori dai criteri», ha dichiarato Sberna. La conseguenza, secondo la sua analisi, è un ridotto numero di case sul mercato meno investimenti e un ulteriore aumento del prezzo delle abitazioni. Per queste ragioni, ha chiesto che il Consiglio dell’Unione europea, riunito a novembre a Dublino, metta in discussione la proposta, sospendendo l’esame e tenendo conto delle linee guida elaborate dalla Commissione speciale per la casa.
Cosa prevede realmente la proposta europea
La Commissione europea ha presentato la bozza il 9 settembre, concentrandosi su “affitti brevi” e sulla disponibilità di alloggi nelle zone turistiche e nei centri storici. Il documento non impone nuove obbligazioni, ma definisce condizioni oggettive – note come stress abitativo – che le autorità nazionali o locali devono verificare prima di adottare restrizioni. Il criterio principale è il rapporto prezzo/reddito: se il valore supera otto, ovvero sono necessari otto anni di reddito disponibile per acquistare una casa di media dimensione, si può intervenire. Inoltre, il rapporto deve aver mostrato un aumento negli ultimi dieci anni, salvo che non superi la soglia di dieci, dove il requisito temporale si esclude.
Parametri di stress abitativo
Le autorità competenti devono dimostrare che, senza intervento, la tensione abitativa persisterà per almeno tre anni, valutando dinamiche demografiche, offerta e domanda di case. È richiesto anche che, negli ultimi tre anni, i servizi di locazione a breve termine e l’acquisto di immobili non destinati a residenza principale abbiano influito in maniera significativa sulla disponibilità o sull’accessibilità economica degli alloggi. Solo in presenza di questi elementi, la normativa consente di adottare misure limitative per un periodo massimo di cinque anni, rinnovabili previa verifica.
Le critiche dei partiti italiani
La proposta ha scatenato una risposta unitaria da parte dei partiti di centro-destra in Italia. Gian Marco Centinaio (Lega) l’ha definita «un attacco di Bruxelles alla casa e ai risparmi degli italiani», denunciando la volontà di vietare indiscriminatamente gli affitti brevi. Gianluca Caramanna e i deputati di Fratelli d’Italia – Carlo Fidanza, Antonella Sberna e Denis Nesci – hanno ribadito che la norma comprime il diritto di proprietà e «invade le competenze degli Stati membri», creando divisioni territoriali. Anche Antonio Tajani, leader di Forza Italia, ha affermato su X il 6 settembre che la casa è sacra e che i nuovi vincoli non risolvono l’emergenza abitativa, ma rischiano di ridurre ulteriormente l’offerta di alloggi. Tutti hanno convenuto di portare la questione al tavolo di Dublino, chiedendo un esame più approfondito e la sospensione temporanea del testo.
La decisione finale dipenderà dal dibattito previsto a Dublino, dove le parti interlocutrici dovranno confrontare le esigenze di mercato con le prerogative di sovranità nazionale in materia di abitazione.



