In una villetta alla periferia di Roma, in via dell’Antracite, si è consumata una tragedia che ha scosso l’intera comunità. Luca Abbasciano e Valentina Pambianco, insieme alla loro figlia Bianca di cinque anni, hanno scelto di porre fine alle loro vite. Una decisione drammatica, maturata dopo anni di sacrifici e speranze infrante.
La piccola Bianca era nata con una paralisi cerebrale una condizione che richiedeva cure costanti e continue. I genitori, determinati a fare il possibile per migliorare la qualità della vita della figlia, avevano investito tutte le loro risorse economiche ed emotive in una terapia sperimentale in Messico, il Cytotron basata su radiofrequenze e campi elettromagnetici.
Le terapie sperimentali in Messico
Luca e Valentina avevano attraversato l’oceano tre volte per portare Bianca in una clinica di Monterrey. Ogni viaggio costava centomila euro e ogni ciclo di terapia aggiuntivo 70mila euro. In totale, avevano speso 300mila euro per cercare di alleviare le sofferenze della figlia. L’ultimo ciclo di terapia risale al periodo tra novembre e gennaio.
La terapia, non riconosciuta in Italia, era stata presentata come una soluzione miracolosa. Tuttavia, la comunità scientifica aveva sempre espresso dubbi sulla sua efficacia. Nonostante ciò, Luca e Valentina avevano deciso di tentare, sperando in un miglioramento delle condizioni di Bianca.
Le speranze infrante
Purtroppo, le speranze dei genitori erano state deluse. Le condizioni di Bianca continuavano a peggiorare, e le risorse economiche della famiglia si erano esaurite. Inoltre, entrambi i genitori si erano ammalati nelle ultime settimane, con malanni banali ma potenzialmente fatali per la piccola, costretta sulla carrozzina o sul passeggino con un velo a proteggerla.
Valentina, che aveva smesso di lavorare come impiegata per dedicarsi completamente alla figlia, era caduta in una profonda depressione. La coppia viveva isolata, senza vedere una via d’uscita. Le lettere lasciate ai parenti parlano chiaro: «Non ce la facciamo più. Non abbiamo più soldi per curare Bianca».
Le ultime ore e le indagini
Un’amica della famiglia, madre di una ragazza affetta da una malattia rara, ha raccontato di aver scambiato messaggi con Luca e Valentina pochi giorni prima della tragedia. Non aveva colto alcun segnale di allarme, ma ora ricorda con rammarico le giornate trascorse insieme, quando riuscivano ancora a ridere e a condividere momenti di spensieratezza.
Le indagini dei carabinieri della compagnia di Montesacro stanno definendo il quadro investigativo. Le lettere lasciate dai genitori sono state scritte da entrambi e contengono disposizioni e scuse per i parenti. Luca ha lasciato un messaggio struggente alla sorella e ai fratelli: «Ora pensate a papà».
Il signor Savino, padre di Luca, rimasto vedovo da due anni, è in condizioni di salute precarie. Né lui né la figlia Daniela hanno parole: «Ho letto troppe cose su mio fratello. Chiedo solo rispetto e silenzio», ha detto Daniela prima di raggiungere il papà in casa.
La tragedia di Pietralata ci ricorda il peso delle malattie rare e la disperazione che può derivare dalla mancanza di soluzioni efficaci e accessibili. Una storia che lascia tutti senza parole e con il cuore pesante.



