Una serie di manifestazioni studentesche, propaggandosi dal Nord al Sud, ha trasformato le principali città italiane in scenari di tensione e dibattito politico. L’evento, definito “No Meloni day”, è stato organizzato da varie realtà giovanili e sindacali per chiedere più finanziamenti alla scuola, meno spese per il riarmo e un rabbia crescente contro il caro-vita.
Scontri a Torino: tre minorenni arrestati e lanci di oggetti
Nel cuore di Torino, il corteo che partiva da piazza XVIII Dicembre ha culminato in una lunga marcia verso la sede di Palazzo Nuovo. Lungo il percorso, gruppi di giovani si sono scontrati con le forze dell’ordine poste a protezione della Città Metropolitana e della Prefettura. Tre minorenni sono stati fermati in flagranza con l’accusa di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Due di loro portavano spray urticanti, il terzo aveva in tasca pietre da lanciare.
Dettagli sugli arresti e le misure cautelari
Uno dei giovani arrestati era già soggetto a una misura restrittiva di permanenza domiciliare per una precedente rapina, consentita a uscire solo per motivi di studio. Le autorità hanno identificato oltre cinquanta partecipanti, alcuni con volto coperto, e le indagini sono ora affidate al giudice di pace. Gli agenti hanno risposto agli oggetti lanciati con l’uso di idranti e spray lacrimogeni, ma la tensione si è placata poco dopo.
Cortei in altre città: Roma, Bari, Genova, Milano e Bologna
A Roma, più di cinque mila studenti hanno marciato fino al Ministero dell’Istruzione, dove sono stati sentiti cori contro la presidente del Consiglio e il ministro Valditara, accompagnati da lanci di petardi e bombe di carta. Il corteo si è concluso nella zona di Testaccio senza ulteriori scontri, ma le forze di polizia hanno segnalato la presenza di bottiglie rotte e cassonetti ribaltati.
A Bari, circa settocento giovani delle organizzazioni “Cambiare Rotta” e “Osa” hanno sfilato dal centro alla piazza Prefettura con lo striscione “Facciamo come in Francia, rompiamo la scuola-caserma”. I manifestanti hanno denunciato il degrado delle strutture scolastiche, la carenza di spazi democratici e l’allocazione di fondi per la difesa a scapito dell’istruzione.
Genova ha ospitato una azione diversa: il collettivo “Cambiare Rotta” ha occupato il palco dell’Aula Magna dell’Albergo dei Poveri, interrompendo il convegno sul nuovo campus universitario a Erzelli. Sul palco sono intervenuti la sindaca Silvia Salis, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e il viceministro Edoardo Rixi, tutti disposti a un tavolo di confronto.
Milano ha visto una marcia denominata “Nessuno è straniero”, durante la quale sono stati esposti striscioni con le immagini capovolte di Giorgia Meloni e Antonio Tajani, accompagnati da impronte rosse a simboleggiare il sangue. Dopo la sfilata, i manifestanti hanno occupato l’ex obitorio di via Francesco Sforza, stabile comunale destinato a diventare polo didattico della Statale.
Bologna, infine, ha vissuto momenti di tensione nella stazione centrale, dove i giovani, provenienti da scuole e collettivi, hanno bloccato il transito e acceso fumogeni prima di essere contenuti dalle forze anti-sommossa.
Reazioni istituzionali: dichiarazioni di Meloni, Valditara e Salvini
dalla capitale, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha condannato le violenze, definendole “bombe carta” e invitando tutti gli schieramenti politici a esigere manifestazioni pacifiche. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, invece, ha definito gli episodi “teppismo politico”, sottolineando che i lanci di oggetti contro la Polizia non costituiscono espressione democratica di dissenso.
Il leader della Lega Matteo Salvini ha etichettato chi lancia pietre contro gli agenti come “criminali”, distinguendo tra manifestazioni “colorate e giuste” e quelle che degenerano in scontri. Ha inoltre ricordato le difficoltà dei trasporti a Bologna, suggerendo che le proteste contro i ritardi dei treni non dovrebbero essere indirizzate contro il ministro dei Trasporti.
Nel frattempo, gli studenti hanno annunciato che il 30 ottobre parteciperanno a uno sciopero generale organizzato dagli sindacati, con l’intento di bloccare ulteriormente le attività scolastiche e produttive per chiedere una riforma del sistema educativo e la fine del finanziamento alle armi.



