Valter Lavitola, accusato di essere il mandante dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, resterà in carcere. Il gip di Roma ha respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dal suo difensore, l’avvocato Sergio Cola. La decisione è arrivata dopo un interrogatorio di garanzia durato oltre cinque ore, durante il quale Lavitola ha ammesso le sue responsabilità.
L’avvocato Cola aveva basato la sua richiesta sulla collaborazione del cliente con gli inquirenti e sull’assenza di rischio di inquinamento probatorio o di fuga. Tuttavia, la Procura di Roma ha espresso parere negativo, e il gip ha confermato la decisione di mantenere Lavitola in carcere.
Le dichiarazioni di Lavitola durante l’interrogatorio
Durante l’interrogatorio, Lavitola ha ammesso di aver commissionato l’attentato, ma ha precisato di aver chiesto agli esecutori materiali un’azione diversa da quella poi compiuta. Secondo le sue dichiarazioni, avrebbe richiesto quattro o cinque colpi di pistola verso il muro della villetta di Ranucci a Pomezia, e non il posizionamento di un ordigno esplosivo.
Nonostante l’attentato dinamitardo dell’ottobre 2026, Lavitola avrebbe considerato lo scoppio di un ordigno rudimentale comunque di valore dimostrativo. Il suo difensore ha dichiarato che l’atto, pur essendo delittuoso, sarebbe stato compiuto per il bene del giornalista che sarebbe stato oggetto di minacce. Tuttavia, il movente politico non sarebbe stato confermato.
Le motivazioni del gip
Il gip Iole Moricca ha motivato la decisione di mantenere Lavitola in carcere con il rischio di fuga. La richiesta di domiciliari era stata avanzata al termine dell’interrogatorio di garanzia, durante il quale Lavitola aveva ammesso di essere il mandante dell’attentato. La Procura di Roma, coordinata da Francesco Lo Voi, aveva espresso parere negativo sulla richiesta.
L’avvocato Cola ha annunciato che presenterà appello al Riesame contro la decisione del gip. Intanto, restano molti interrogativi aperti sull’inchiesta, in particolare sul movente e sul ruolo di ogni protagonista della vicenda. L’attentato, avvenuto la notte del 16 ottobre 2026, ha sollevato numerose domande che ancora attendono una risposta.
Le conseguenze dell’attentato
L’attentato a Sigfrido Ranucci ha avuto un impatto significativo, aumentando la popolarità del giornalista. Tuttavia, come precisato dall’avvocato Cola, questo non era l’obiettivo di Lavitola. Le dichiarazioni rese durante l’interrogatorio hanno sollevato ulteriori dubbi sul movente e sulle dinamiche dell’attentato.
L’inchiesta è ancora in corso, e le dichiarazioni di Lavitola potrebbero aprire nuove piste investigative. Intanto, il giornalista continua a lavorare, mantenendo un alto profilo di sicurezza. La vicenda rimane al centro dell’attenzione mediatica, con numerosi interrogativi ancora irrisolti.



