Il GIP di Monza ha ricevuto una formale istanza di archiviazione presentata dalla Procura di Monza in merito alla delicata indagine sui cosiddetti “bussate” nella sala VAR di Lissone. L’inchiesta, avviata per ipotesi di frode sportiva coinvolgeva quattro figure di spicco del mondo arbitrale: l’ex designatore Gianluca Rocchi il supervisore Andrea Gervasoni e gli ex varisti Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo. La decisione ora spetterà al giudice per le indagini preliminari, che dovrà valutare se accogliere o meno la richiesta di chiusura del caso.
Il fascicolo, inizialmente trasferito dalla Procura di Milano a Monza per competenza territoriale, raccoglie prove relative a partite disputate tra il 2024 e il 2025. Le indagini hanno incluso materiale audio, video, tabulati dati sulle designazioni arbitrali e numerose testimonianze. Secondo i pubblici ministeri, gli elementi raccolti non consentono di dimostrare né la natura fraudolenta dei comportamenti né il dolo necessario per configurare una violazione penale finalizzata all’alterazione del risultato sportivo.
Motivi della richiesta di archiviazione
La Procura ha evidenziato che, pur riscontrando irregolarità procedurali all’interno della sala VAR, non esistono prove concrete di un atto fraudolento volto a manipolare le decisioni arbitrali. I magistrati hanno sottolineato che, in alcuni casi, gli interventi esterni sembravano mirati a correggere un errore riconosciuto successivamente piuttosto che a influenzare artificialmente l’esito delle partite. 1 della legge 401/1989, poiché manca il quid pro lus tipico della frode sportiva.
Le partite al centro dell’inchiesta
Le indagini hanno concentrato l’attenzione su tre incontri chiave, nei quali si erano verificati presunti tentativi di interferenza:
Udinese-Parma – 1 marzo 2025
Secondo gli atti, l’allora designatore Gianluca Rocchi avrebbe bussato al vetro della sala VAR per attirare l’attenzione dell’operatore Daniele Paterna poco prima di una revisione in campo che ha portato all’assegnazione di un calcio di rigore. La Procura ha ritenuto che tale intervento, seppur insolito, fosse finalizzato a correggere una decisione errata, non a determinare un risultato diverso.
Inter-Verona – 6 gennaio 2024
Nel confronto tra Inter e Hellas Verona la controversia verteva sulla mancata segnalazione di un fallo che avrebbe dovuto innescare una on-field review, in occasione del gol 2-1 per l’Inter. Gli indagati Nasca e Di Vuolo erano ritenuti potenzialmente soggetti a pressioni per non attivare la revisione, mentre l’arbitro di campo Fabbri non era stato richiamato. Le testimonianze raccolte non hanno però fornito elementi capaci di provare l’intenzionalità di alterare l’esito.
Salernitana-Modena – 8 marzo 2025
In questa sfida, il ruolo del supervisore Andrea Gervasoni è stato scrutinato per un presunto tentativo di condizionare l’operatore Luigi Nasca. Anche in questo caso, le registrazioni hanno mostrato che le comunicazioni erano finalizzate a chiarire un dubbio tecnico e non a modificare il risultato finale della gara.
Criticità organizzative evidenziate dalla Procura
Pur decidendo di chiedere l’archiviazione la Procura di Monza non ha ignorato le criticità istituzionali emerse durante l’inchiesta. Sono stati segnalati conflitti tra la struttura VAR, la federazione e le società calcistiche, nonché una gestione poco chiara dei protocolli interni. Tali elementi, pur non configurando reato, sollevano interrogativi sulla governance della tecnologia VAR e sulla trasparenza delle relazioni tra gli organi arbitrali e i club. La magistratura ritiene che questi problemi possano essere affrontati in ambiti disciplinari o sportivi, ma non costituiscano basi per un’azione penale di frode sportiva.
Nel frattempo, la vicenda ha riacceso il dibattito sulla necessità di regole più stringenti e di una supervisione più efficace della sala VAR, al fine di evitare future controversie simili.



