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Deposito Nazionale rifiuti radioattivi: la dura reazione dei Comuni della Tuscia

I sindaci di Montalto di Castro, Canino, Arlena di Castro, Tessennano, Cellere, Piansano e Tuscania reagiscono alla sentenza del TAR che ha dichiarato inammissibile il loro ricorso contro l'iter del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi.

Deposito Nazionale rifiuti radioattivi: la dura reazione dei Comuni della Tuscia

In un territorio dove la biodiversità e la cultura si intrecciano, i sindaci di sette Comuni della Tuscia hanno alzato la voce contro una decisione che potrebbe cambiare il loro futuro. La sentenza del TAR che ha dichiarato inammissibile il loro ricorso contro l’iter del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi ha scatenato una reazione unanime e decisa.

La Tuscia, con i suoi paesaggi unici e la sua ricchezza agricola è un territorio che i suoi abitanti vogliono proteggere a ogni costo. I sindaci di Montalto di CastroCaninoArlena di CastroTessennanoCellerePiansano e Tuscania hanno espresso la loro preoccupazione per una decisione che, secondo loro, limita il diritto di partecipazione delle comunità locali.

La decisione del TAR e le sue conseguenze

Il TAR ha stabilito che i Comuni potranno difendersi solo dopo l’adozione dell’atto definitivo di localizzazione del Deposito Nazionale. Questa decisione, pur rispettata sul piano formale, è stata duramente criticata dai sindaci che la considerano un limite alla partecipazione democratica.

In sostanza, ci viene detto di attendere che la scelta sia ormai compiuta prima di poter discutere la legittimità del percorso“, hanno dichiarato i sindaci. “Il principio di partecipazione degli enti locali viene svuotato di significato.” La preoccupazione principale è che, una volta firmato il decreto finale, la tutela dei cittadini diventi una garanzia solo formale.

La difesa del territorio

I sindaci non parlano solo a nome delle proprie amministrazioni, ma si fanno portavoce delle peculiarità della Tuscia. “Questo è un territorio di straordinario valore ambientale, agricolo, paesaggistico e culturale“, hanno sottolineato. “Ogni decisione che possa modificarne profondamente l’identità deve essere assunta attraverso un confronto reale, trasparente e rispettoso delle autonomie locali sancite dalla Costituzione.”

La battaglia non si ferma qui. I sindaci hanno promesso di utilizzare tutti gli strumenti giuridici e istituzionali previsti dall’ordinamento per tutelare i cittadini e il territorio. “Il nostro impegno proseguirà con determinazione affinché la Tuscia non sia chiamata a subire decisioni calate dall’alto, ma possa essere protagonista del proprio futuro“, hanno concluso.

La promessa di una mobilitazione totale

La sentenza del TAR ha solo posticipato lo scontro. I sindaci dei sette Comuni sono pronti a mobilitarsi totalmente e a utilizzare ogni strumento giuridico e istituzionale previsto dall’ordinamento. La loro promessa è chiara: se uno dei loro territori dovesse essere indicato come sede definitiva del Deposito Nazionale, non resteranno con le mani in mano.

La Tuscia, con la sua ricchezza naturale e la sua identità culturale è un territorio che i suoi abitanti vogliono proteggere. I sindaci hanno fatto un appello alla Costituzione e alle autonomie locali ribadendo che le comunità non possono essere private del diritto di concorrere alle decisioni che incidono direttamente sul proprio destino.

La battaglia per la Tuscia continua, e i sindaci sono determinati a difendere il loro territorio con ogni mezzo possibile.

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