Il processo Regeni si è concluso nella prima Corte d’Assise di Roma con un verdetto che ha suscitato grande attenzione mediatica e politica. Dopo otto ore di dibattimento, la magistratura ha riconosciuto la responsabilità di tre membri dell’intelligence egiziana per il sequestro del ricercatore italiano, ma non ha potuto attribuire loro l’omicidio. La decisione arriva dieci anni dopo la morte di Giulio Regeni, trovata senza vita il 2 febbraio 2016 lungo la strada che collega Alessandria d’Egitto al Cairo.
Dettagli della sentenza
Il provvedimento di condanna è stato firmato dalla giudice Paola Roja, che ha attribuito a Uhsam HelmiAthar Kamel Mohamed Ibrahim (entrambi colonnelli) e a Magdi Ibrahim Abdelal Sharif (maggiore) una pena detentiva di dieci anni per il reato di sequestro di persona. Il quarto imputato, il generale di polizia Tariq Sabir è stato assolto da tutte le accuse. La motivazione dell’Assise fa esplicito riferimento a una carenza di prove sufficienti per ricondurre il delitto di omicidio a uno specifico agente, evidenziando la complessità dell’indagine e il “muro di omertà” che ha caratterizzato le testimonianze provenienti dall’Egitto.
Indennizzi civili
Contestualmente al dispositivo penale, la corte ha disposto il pagamento di risarcimenti a titolo provvisorio. La famiglia di Giulio Regeni riceve una somma complessiva di 500.000 euro: 200.000 euro a testa per i genitori Claudio Regeni e Paola Deffendi, e 100.000 euro per la sorella Irene. Inoltre, la Presidenza del Consiglio dei Ministri è stata accreditata con 150.000 euro. Tali cifre, pur non rappresentando una giusta riparazione, costituiscono un riconoscimento economico della gravità del danno subito.
Reazioni politiche e diplomatiche
Il verdetto ha innescato una rapida serie di dichiarazioni da parte di esponenti di governo e opposizione. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato che la condanna riguarda tre persone, non lo Stato egiziano nel suo complesso, ma ha annunciato che il Governo continuerà a chiedere collaborazione alle autorità del Cairo per far luce sugli eventi rimasti oscuri. Elly Schlein segretaria del Partito Democratico, ha definito la sentenza “storica” e ha chiesto al Governo di esigere dal regime egiziano il rispetto della decisione giudiziaria.
Le posizioni dei partiti
Nel frattempo, il presidente del M5S Giuseppe Conte ha chiesto al Parlamento di ricevere una relazione sul piano d’azione del Governo, ribadendo l’importanza di una risposta ferma. Anna Ascani (PD) ha invocato sanzioni economiche e diplomatiche, mentre il presidente della Regione Campania Roberto Fico ha affermato che “il governo egiziano non è più innocente”. Anche l’ex premier Matteo Renzi ha ricordato che la responsabilità egiziana non può più essere negata e ha osservato come i rapporti bilaterali si siano ristabiliti sotto governi successivi.
Tutte queste dichiarazioni convergono sul fatto che, nonostante la sentenza sia di primo grado, la vicenda non si chiude qui. Gli avvocati difensivi dei tre 007 hanno già annunciato l’intenzione di impugnare la decisione in appello, lasciando aperta la possibilità di un nuovo confronto davanti alla Corte di Cassazione. Nel frattempo, la famiglia Regeni, accompagnata dall’avvocata Alessandra Ballerini, ha espresso soddisfazione per il riconoscimento giudiziale, pur sottolineando che la vera giustizia richiederà ulteriori accertamenti sui responsabili dell’omicidio.



