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Roma e Il Cairo sulla sentenza Regeni: risarcimento e diplomazia

La prima corte d'assise italiana ha inflitto dieci anni a tre agenti egiziani per il sequestro di Giulio Regeni; nello stesso periodo si accendono le discussioni su telefonate diplomatiche e sul risarcimento richiesto all'Egitto.

Roma e Il Cairo sulla sentenza Regeni: risarcimento e diplomazia

Il caso Giulio Regeni, ricercatore italiano scomparso in Egitto nel 2016, è tornato al centro dell’attenzione nazionale dopo la sentenza della Prima Corte d’Assise di Roma. Il tribunale ha riconosciuto la responsabilità di tre membri dei servizi di sicurezza egiziani per il sequestro e la tortura che hanno portato alla morte del giovane, suscitando una reazione a più livelli: giudiziaria, politica e diplomatica.

Le condanne, emesse il 27 ottobre, prevedono dieci anni di reclusione per il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e per i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed. Il generale Tariq Sabir è stato assolto. Il giudice ha limitato l’accusa all’sequestro di persona escludendo la fattispecie di omicidio, ma ha ordinato risarcimenti patrimoniali e non patrimoniali per la famiglia Regeni: 200 000 euro per ciascun genitore, 100 000 euro per la sorella Irene e 150 000 euro per la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Condanna dei tre agenti egiziani e risarcimenti

Il provvedimento penale è accompagnato da un provvedimento provvisionale immediatamente esecutivo che rende il pagamento dei danni un obbligo subito. Il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, ha sottolineato che la sentenza rappresenta la prima verifica giudiziaria dell’intervento di funzionari statali egiziani, nonostante la cooperazione limitata delle autorità del Cairo durante le indagini. Lo Voi ha inoltre spiegato che la decisione di imputare solo il reato di sequestro nasce dalla difficoltà di dimostrare prove sufficienti per l’omicidio.

Le vittime hanno celebrato il risultato, definendolo una “piccola vittoria” dopo un decennio di ostacoli. L’avvocata Alessandra Ballerini, che rappresenta la famiglia, ha espresso gratitudine verso i media e il movimento dei “popolo giallo” per aver mantenuto alta l’attenzione sul caso, pur rimarcando che la visita di Antonio Tajani in Egitto non influisce sul procedimento giudiziario italiano, dove la separazione dei poteri è garantita dalla Costituzione.

Reazioni dei vertici politici italiani

Nel frattempo, i vertici del governo hanno adottato un approccio cauto. Il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, ha affermato che la condanna riguarda “tre persone, non l’Egitto”, rimandando la questione a una decisione di primo grado. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha sostenuto la necessità di mantenere aperti i canali diplomatici, temendo che un’abrupta rottura potesse compromettere gli interessi di Stato.

Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha chiesto al governo di agire immediatamente per il risarcimento della famiglia, ricordando che la parte pecuniaria della sentenza è già esecutiva. Analoghe richieste sono state avanzate da Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, che ha interrogato la premier su quali misure concrete il governo intenda adottare per far valere la decisione dei giudici italiani.

Presunte trattative diplomatiche e smentita del Governo

Parallelamente, è circolata la voce che, pochi giorni prima della pronuncia della sentenza, sia avvenuta una telefonata ad alto livello tra funzionari egiziani e italiani per trovare una “soluzione legale compatibile con le relazioni bilaterali”. Il giornale indipendente egiziano Mada Masr ha riportato la notizia, citando una fonte governativa. Tuttavia, fonti del Palazzo Chigi hanno definito tale informazione “falsa” e hanno ricordato che l’ultimo contatto tra il presidente Meloni e il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi si è svolto il 23 luglio durante la festa nazionale egiziana, concentrandosi su questioni economiche e migratorie.

Secondo la dichiarazione ufficiale italiana, non vi è stata alcuna comunicazione formale con il processo egiziano sin dall’inizio, né è stata avanzata l’idea di impugnare la sentenza italiana. Alcune fonti diplomatiche egiziane, a loro volta, hanno suggerito che l’esito della decisione su Regeni non influenzerà i rapporti commerciali, in particolare nei settori petrolifero e della difesa, e che l’Egitto non intende perseguire alcuna azione legale contro l’Italia.

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