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Concessioni demaniali a Ostia: il caso delle false imprese giovanili

Un'indagine giudiziaria sta scuotendo il mondo delle concessioni demaniali a Ostia, con accuse di frode e irregolarità.

Concessioni demaniali a Ostia: il caso delle false imprese giovanili

La lotta per le spiagge di Ostia si è trasformata in un caso giudiziario di grande risonanza. Quello che era iniziato come un sospetto di falso ideologico si è evoluto in un’inchiesta che coinvolge i vertici del Dipartimento Valorizzazione del Patrimonio di Roma Capitale e mette in discussione la trasparenza delle gare per le concessioni demaniali marittime.

Al centro della vicenda ci sono le concessioni demaniali di Ostia, un bando atteso da anni che mira a ridefinire il futuro delle spiagge romane. Tuttavia, dietro le dichiarazioni di trasparenza, emergono accuse pesanti che rischiano di cambiare le carte in tavola.

Le false dichiarazioni delle imprese giovanili

Per comprendere appieno la situazione, è necessario tornare indietro al, quando il Comune di Roma ha indetto un bando che prevedeva un bonus di 10 punti per le imprese giovaniliovvero quelle società in cui la maggioranza del controllo e della proprietà (almeno il 51%) fosse detenuta da persone sotto i 35 anni.

La Benic S.r.l.già nota per la gestione del chiosco Mecs a Capocotta, ha partecipato alla gara dichiarando di possedere tale requisito. Tuttavia, documenti camerali analizzati rivelano una realtà diversa: alla data dell’autocertificazione del 1°, la società era divisa esattamente a metà. Il 50% non costituisce prevalenza, rendendo la dichiarazione oggettivamente falsa.

Il tentativo di sanatoria e il giallo dei 50 euro

La vicenda si fa ancora più opaca con i movimenti societari avvenuti a ridosso delle scadenze di gara. Il 6 maggio 2026, appena un giorno prima dell’apertura delle buste economiche, è stata registrata una cessione di quote del valore nominale di soli 50 euro. Un’operazione definita singolare dai legali degli opponenti, un tentativo di regolarizzare una situazione di irregolarità in modo retroattivo.

Tuttavia, anche dopo questa cessione, la partecipazione della socia giovane raggiungeva solo il 50,5%, restando comunque al di sotto del 51% dichiarato nell’autocertificazione iniziale. Secondo la denuncia, questa condotta era scientemente preordinata per alterare la par condicio tra i partecipanti.

La denuncia per turbata libertà degli incanti

La denuncia-querela integrativa depositata il 15 giugno 2026 dall’avvocato Sebastiano Russo, legale della società Il Corsaro S.r.l.segna un punto di svolta. Non si contesta più solo la falsità ideologica commessa dal privato, ma si entra nel campo dei reati contro la pubblica amministrazione.

Secondo il legale, la condotta della Benic S.r.l. configura una turbata libertà degli incanti. L’autocertificazione non era un semplice requisito di ammissibilità, ma un elemento funzionale a incrementare il punteggio in una fase di comparazione delle offerte già avviata. Utilizzare un mezzo fraudolento per scalare la classifica integra, secondo la Cassazione, il reato di cui all’art. 353 c.p, che tutela la libera concorrenza e il corretto svolgimento delle gare pubbliche.

I riflettori sui funzionari del Campidoglio

L’aspetto più inquietante dell’intera inchiesta riguarda il comportamento degli uffici comunali. La denuncia-querela fa i nomi di due funzionari, chiedendo alla Procura di fare luce sul loro operato.

Dagli atti emerge un muro di gomma. La Il Corsaro S.r.l. ha dovuto presentare ricorso al TAR del Lazio solo per ottenere l’accesso ai documenti di gara, poiché il Comune si era inizialmente rifiutato di ostendere la documentazione che provava l’illecito. Una volta ottenuti i file e palesata la falsità, i funzionari avrebbero platealmente omesso di escludere la Benic S.r.l. dalla gara, come invece tassativamente previsto dall’articolo 11 del bando.

L’avvocato Russo è durissimo: i funzionari, una volta presa visione dell’illiceità, avrebbero dovuto trasmettere gli atti alla procura della Repubblica senza ritardo. Invece, nonostante le formali diffide e le richieste di chiarimenti – rimaste senza risposta – l’amministrazione ha continuato ad astenersi dall’adottare i provvedimenti di esclusione.

Mentre la procura di Roma, sotto la guida del dottor Pesci, analizza i nuovi faldoni, la tensione a Ostia sale. La Benic S.r.l, costituita nel 2014 ma operativa solo dal proprio nel settore dei lidi, rischia ora non solo l’esclusione dalla gara ma conseguenze penali pesanti per il suo amministratore unico.

L’inchiesta solleva interrogativi che vanno oltre il singolo stabilimento: quante altre imprese giovanili sono nate con colpi di penna last-minute per accaparrarsi i preziosi lotti del mare di Roma? E soprattutto, perché il Campidoglio, di fronte a prove documentali definite inconfutabili dai legali, ha preferito il silenzio? La battaglia per i lidi di Ostia continua, e questa volta non si combatterà sotto l’ombrellone, ma nelle aule di piazzale Clodio.

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