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A Roma il cardinale Müller avverte: radici cristiane e libertà a rischio nell’Unione Europea

Il cardinale Müller, intervenuto alla Sala conferenze stampa della Camera dei deputati a Roma, ha criticato l’orientamento dell’Unione Europea su identità di genere e libertà educativa; il dibattito, promosso da Milani e condotto da Trisolino, ha messo sotto i riflettori la Direttiva UE sulle vittime di reato e il paragone con il DDL Zan affossato nel 2026.

A Roma il cardinale Müller avverte: radici cristiane e libertà a rischio nell’Unione Europea

Un confronto pubblico si è svolto nella Sala conferenze stampa della Camera dei deputati a Roma, con discussioni che hanno toccato temi istituzionali e culturali legati all’azione di Bruxelles. L’iniziativa, promossa dal deputato Milani e condotta dall’avvocato Trisolinoha visto come intervento centrale il cardinale Müllergià prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede. I relatori hanno puntato il dito contro presunte pressioni ideologiche nell’Unione Europea e le possibili conseguenze sulla libertà religiosa e educativa.

All’incontro ha partecipato anche una delegazione dei Templari Oggiguidata dal magister Mauro Giorgio Ferrettiche ha accompagnato il cardinale fino alla sala e scambiato impressioni con gli organizzatori. L’associazione promotrice si presenta con il nome i RadicaTi dal diritto naturale alla legge e ha collocato il dibattito sotto il titolo provocatorio «Diktat eurogender: radici cristiane, libertà religiosa & educativa a rischio in UE».

La critica del cardinale Müller e il richiamo al magistero di Ratzinger

Nel suo intervento il cardinale Müller ha articolato una critica che mescola temi teologici, culturali e politici. Richiamando il pensiero di Joseph Ratzinger e la nota critica alla «dittatura del relativismo» espressa da Papa Benedetto XVIil cardinale ha descritto la traiettoria culturale dell’Unione Europea come una progressiva chiusura verso quei riferimenti che una volta costituivano il fondamento della vita pubblica occidentale. Per Müller, la perdita di punti di riferimento conduce a una società in cui prevale l’autoreferenzialità dell’individuo rispetto al bene comune.

Nel ragionamento presentato, il relativismo ha generato nuovi simboli di adesione obbligatoria: la bandiera arcobaleno e le politiche sull’identità di genere sono state messe come esempi di ciò che il cardinale ha chiamato un dispotismo gentile. Secondo lui, questa trasformazione si traduce in una pressione culturale che può limitare la libertà di insegnamento e la libertà di opinione di chi fa riferimento alla tradizione cristiana.

Il concetto di «dittatura del relativismo» e le conseguenze

Il richiamo al magistero di Ratzinger è servito a collegare una diagnosi teologica a parallele preoccupazioni civili: perdere la memoria delle radici cristiane significa, a detta del cardinale, venir meno a un ruolo morale che l’Europa storicamente ha rivestito. In questo contesto, è stata sottolineata la percezione di una disparità di trattamento nelle tutele promosse a livello comunitario, con l’assenza di un commissario specifico contro la discriminazione dei cristiani citata come sintomo di questa asimmetria.

La polemica sulla Direttiva UE sulle vittime di reato e il richiamo al DDL Zan

Il secondo nodo del dibattito ha riguardato aspetti legislativi concreti: Trisolinopresidente di i RadicaTi, ha sostenuto che norme già respinte in Italia stiano assumendo nuova vita a livello europeo. La frase pronunciata dal giurista — “Credevate di esservi liberati del DDL Zan sulla omobitransfobia, che notoriamente incarna l’ideologia gender e woke? Vi sbagliavate, il DDL Zan, affossato nel 2026 dal Senato italiano, è tornato ancora più virulento nel Parlamento europeo” — è stata usata per mettere in relazione il dibattito nazionale con l’azione delle istituzioni comunitarie.

Al centro dell’attenzione è stata posta la Direttiva UE sulle vittime di reatoche contiene riferimenti a protezioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere e menzioni relative all’accesso a procedure mediche come l’interruzione di gravidanza per vittime di violenza sessuale. I relatori hanno ricordato che, una volta approvata dal Consiglio UEla direttiva richiederebbe agli Stati membri un periodo di adeguamento di due annicon la minaccia di procedure d’infrazione in caso di mancato recepimento.

Per gli organizzatori dell’incontro, questa evoluzione normativa pone questioni delicate sul rapporto tra diritto penale, libertà di coscienza e pratiche educative, evocando la possibilità di conflitti tra norme comunitarie e convinzioni religiose e morali di gruppi e istituzioni cattoliche.

Presenze e segnali politici

L’evento nella Camera dei deputati ha avuto un carattere pubblico e istituzionale, con la partecipazione di figure legate sia al Parlamento sia alla società civile organizzata. Oltre agli interventi principali, la presenza di una delegazione dei Templari Oggi guidata da Mauro Giorgio Ferretti è stata segnalata come elemento simbolico del clima dell’incontro, che ha combinato argomentazioni giuridiche, riflessioni teologiche e sollecitazioni politiche rivolte anche al livello comunitario rappresentato da Bruxelles.

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