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Cipriani e Minetti in causa a New York e a Roma: richiesta da 250 milioni

La Cipriani Usa Inc. ha citato in giudizio emittenti e testate per presunte accuse false legate a Epstein, feste in Uruguay e pratiche adottive, sostenendo un impatto immediato sui suoi affari e chiedendo 250 milioni di dollari

Cipriani e Minetti in causa a New York e a Roma: richiesta da 250 milioni

La controllata statunitense del gruppo Cipriani ha presentato una denuncia civile presso la Corte distrettuale di New York, domandando un risarcimento di 250 milioni di dollari per quello che definisce un danno economico diretto conseguente a una serie di pubblicazioni e servizi. Nel documento legale di 43 pagine, redatto dallo studio internazionale Reinhardt Savic Foley LLPsi contesta non tanto la diffamazione in senso classico quanto una interferenza illecita con rapporti commerciali futuriuna falsa rappresentazione dannosa e una forma di denigrazione commerciale che avrebbe colpito i rapporti finanziari e la reputazione aziendale.

La citazione riguarda imputazioni che avrebbero collegato il nome di Giuseppe Cipriani a figure e vicende altamente sensibili, tra cui il noto finanziere Jeffrey Epstein, e la diffusione di racconti su presunte feste a carattere sessuale e di droga nella residenza uruguaiana nota come Gin Tonic. Nella stessa azione si fa riferimento anche a rilievi sulle pratiche adottive e sulle cure del figlio adottivo della coppia, elementi che, secondo gli avvocati, sono stati messi in circolazione in modo ingiustificato e dannoso.

Accuse, effetti economici e richieste legali

Nel ricorso la parte attrice evidenzia un impatto «immediato e grave» sui conti del gruppo: sarebbe stata impedita o rallentata la chiusura di un’operazione di finanziamento da 50 milioni di dollari a seguito delle perplessità sollevate da uno dei finanziatori, che avrebbe citato le notizie pubblicate come motivo di cautela. In aggiunta ai 250 milioni richiesti, la denuncia chiede danni specialipunitivi e «ogni altro rimedio equo», oltre al rimborso dei costi sostenuti per incaricare una società investigativa esterna volta a confutare le accuse.

Gli avvocati sostengono che le pubblicazioni non erano meri giudizi giornalistici isolati, ma una campagna che avrebbe prevedibilmente danneggiato anche la filiale statunitense e le attività commerciali collegate a New York, motivo per cui è stata scelta la giurisdizione del distretto meridionale di New York. La strategia legale evita una querela per diffamazione formale e punta invece su categorie civilistiche legate alla compromissione di rapporti economici e commerciali.

Azioni parallele in Italia e ritrattazioni

Parallelamente alla causa negli Stati Uniti, in Italia è stato aperto un procedimento civile che vede Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti avviare una procedura di mediazione con una richiesta risarcitoria complessiva di 5 milioni di eurol’incontro per la mediazione è stato fissato e rappresenta il tentativo italiano di affrontare le accuse sul piano nazionale. La scelta di agire su due fronti riflette la volontà di ottenere tutela tanto negli Stati Uniti quanto in Italia, dove alcuni passaggi delle vicende hanno avuto ricadute pubbliche e giudiziarie.

Dichiarazione della testimone e contestazioni

Una testimone chiave, che aveva dichiarato fatti relativi alla gestione della tenuta in Uruguay, ha successivamente rilasciato una dichiarazione notarile in cui afferma che talune sue frasi erano state estrapolate dal contesto e travisate. Nel documento la persona coinvolta nega di aver assistito a episodi di reclutamento o organizzazione di attività illecite sul luogo di lavoro e sottolinea che l’attenzione della madre adottiva è stata rivolta principalmente alla cura del bambino. Tale ritrattazione è citata nella denuncia come elemento a supporto della tesi difensiva.

La causa solleva inoltre contestazioni specifiche su una presunta visita del ministro della Giustizia italiano alla residenza in Uruguay, un episodio che la denuncia definisce «falso» e che, sebbene riportato pubblicamente in alcuni interventi, verrebbe smentito da parte della difesa come mai avvenuto. Tali affermazioni sono richiamate come esempio della «falsa narrazione» che avrebbe amplificato il danno commerciale.

Implicazioni pratiche per il gruppo Cipriani

Secondo il ricorso, le affermazioni pubbliche hanno provocato conseguenze concrete: oltre al ritardo nell’operazione finanziaria da 50 milioni, la società avrebbe sostenuto costi straordinari per prove difensive e indagini private al fine di tutelare rapporti con clienti e partner. La strategia processuale mira a ottenere sia ristoro economico sia una forma di riparazione reputazionale per le attività con sede a New York e per il gruppo nel suo complesso.

Il procedimento resta aperto su entrambi i fronti e potrebbe richiedere tempo per essere definito. Nel frattempo, la vicenda mette in luce il confine tra cronaca d’inchiesta e responsabilità civile quando le esternazioni pubbliche si intrecciano con operazioni finanziarie e relazioni commerciali sensibili.

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