Il 2 novembre 1975 la notte tra il primo e il secondo giorno del mese, Pier Paolo Pasolini fu brutalmente assassinato nelle vicinanze dell’Idroscalo di Ostia. Il regista, poeta e intellettuale, venne trovato senza vita, con segni di violenza che diedero avvio a un caso giudiziario controverso. Per decenni la ricostruzione giudiziaria attribuì la responsabilità esclusiva a Giuseppe Pelosi, ma numerosi dubbi e lacune sono rimasti nella versione ufficiale, alimentando richieste di chiarimento da parte di amici, colleghi e familiari della vittima.
Nuovo fascicolo assegnato a Silvia Santucci
La Procura di Roma ha deciso di aprire un nuovo fascicolo investigativo, affidandolo alla sostituta procuratrice Silvia Santucci. La decisione è scaturita in seguito a un esposto presentato recentemente, che ha spinto l’ufficio a riesaminare il procedimento del 1975. L’assegnazione a Santucci segnala l’intenzione dell’organo giudiziario di procedere con una revisione più approfondita, includendo l’analisi di documenti inediti e la possibilità di ascoltare nuovamente testimoni precedentemente non considerati. L’apertura del fascicolo rappresenta il primo passo formale verso una potenziale risoluzione del mistero rimasto a lungo aperto.
L’esposto di Stefano Maccioni e le nuove prove
L’atto che ha stimolato l’intervento della Procura è stato depositato dal avvocato Stefano Maccioni presso Piazza Clodio nelle scorse settimane. Maccioni, in passato difensore del cugino di Pasolini, Guido Mazzon, oggi rappresenta l’Ordine dei giornalisti del Lazio, il regista David Grieco e lo scrittore Giovanni Giovannetti. L’esposto, inizialmente presentato nel novembre 2025 e poi integrato a maggio 2026, riporta nuove evidenze scientifiche e richiede l’interrogatorio di ulteriori testimoni, tra cui una figura che potrebbe aver condiviso la serata con Pelosi.
Evidenze scientifiche e testimonianze richieste
Secondo Maccioni, le recenti analisi forensi, incluse ricostruzioni digitale delle tracce di sangue e revisione delle immagini televisive dell’epoca, suggeriscono che Pelosi non fosse l’unico presente al momento del delitto. Inoltre, l’avvocato ha sottolineato l’esistenza di testimonianze non ancora esaminate, provenienti da residenti della zona di Ostia e da alcuni agenti delle forze dell’ordine dell’epoca. L’appello è diretto a chiunque possieda informazioni ancora nascoste, invitandoli a parlare con gli inquirenti per contribuire a una ricostruzione più completa dei fatti.
Questa non è la prima richiesta di riapertura. Nel 2016 e nel 2023 erano state presentate altre istanze, entrambe respinte dalla Procura. L’attuale esposto, però, è stato arricchito da documentazione inedita e da una valutazione più rigorosa delle prove scientifiche, che sembrano indebolire la tesi della responsabilità assoluta di Pelosi. La Procura, dunque, ha ritenuto necessario avviare un nuovo percorso investigativo, con la speranza di fornire, finalmente, le risposte attese da anni da familiari e ammiratori del celebre artista.



