L’ultimo appuntamento culturale della regione ha messo al centro una delle sue eccellenze più amate: l’olio extravergine del Lazio. Il volume intitolato “L’olio del Lazio – L’universo dell’oro verde”, curato dalle Guide di la Repubblica, verrà distribuito a partire dal 5 novembre e ha trovato la sua prima presentazione a Terracina, all’interno dell’azienda olivicola di Americo Quattrociocchi.
L’incontro ha richiesto la partecipazione di figure istituzionali – l’assessore regionale all’Agricoltura Giancarlo Righini, il presidente di ARSIAL Massimiliano Raffa, il sindaco di Terracina Francesco Giannetti – e di protagonisti del mondo agroalimentare, tra cui il direttore delle guide Giuseppe Cerasa e lo stesso Quattrociocchi. L’evento è stato inquadrato come una celebrazione del patrimonio agro-culturale laziale, evidenziando il legame stretto tra territorio, produttori e innovazione.
La cerimonia di presentazione a Terracina
Il pomeriggio è cominciato tra i frantoi dell’azienda Quattrociocchi, descritta come una realtà d’eccellenza che ha ricevuto due volte il Premio Magnifico per la qualità. Durante il discorso di apertura, Giancarlo Righini ha definito l’olivicoltura “una risorsa strategica per l’economia agricola del Lazio e per lo sviluppo delle aree rurali”, sottolineando l’importanza di *innovazione*, ricambio generazionale e nuove forme di integrazione del reddito.
Il presidente di ARSIAL, Massimiliano Raffa, ha ricordato che la filiera olivicola rappresenta un patrimonio economico, ambientale, paesaggistico e culturale. Ha poi elencato le linee d’azione dell’agenzia: tutela delle varietà autoctone, ricerca agronomica e sostegno a iniziative di oleoturismo. Il direttore Giuseppe Cerasa ha evidenziato come la guida fornisca ai lettori uno strumento per orientarsi, scegliere e scoprire le aziende che incarnano la qualità laziale.
I dati che definiscono la filiera olivicola laziale
Il Lazio conta circa 83 mila ettari di oliveti, di cui 12 mila coltivati a biologico. La rete comprende più di 300 frantoi attivi e genera una produzione media annua di 15 mila tonnellate di olio extravergine. Numerosi sono gli operatori: novanta produttori distribuiti in cinque province (Roma, Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo), che costituiscono una filiera diffusa e capillare.
Queste cifre non solo testimoniano la rilevanza del settore, ma anche le sfide legate al crollo dei prezzi sul mercato internazionale. Per fronteggiare questa pressione, le istituzioni regionali stanno puntando su strategie di valorizzazione che includono campagne di comunicazione, partecipazione a fiere internazionali e lo sviluppo di percorsi formativi per giovani agricoltori.
DOP, IGP e biodiversità: il valore delle varietà autoctone
Il Lazio ospita quattro denominazioni di origine protetta (DOP) – Sabina, Canino, Tuscia e Colline Pontine – e un’indicazione geografica protetta (IGP) Olio di Roma. Accanto a queste certificazioni spicca l’Oliva di Gaeta DOP, destinata alla produzione di olive da tavola.
Nel territorio sono tutelate venti varietà autoctone, tra cui la celebre Itrana, e otto oli monovarietali riconosciuti come prodotti agroalimentari tradizionali: Carboncella, Ciera, Itrana, Marina, Olivastrone, Rosciola, Salviana e Sirole. Queste diversità genetiche sono al centro dei progetti di ARSIAL, che finanziano sperimentazioni agronomiche e attività di formazione per preservare il patrimonio botanico.
Il titolare Americo Quattrociocchi ha condiviso la propria esperienza: “Per raggiungere la qualità è stato fondamentale rivedere le tecniche di raccolta, investire in nuove tecnologie e puntare sulla formazione”. Ha inoltre ricordato che, inizialmente, il suo olio era stato giudicato “pessimo”, ma i continui miglioramenti hanno permesso di esportare il prodotto in diversi mercati internazionali.
La guida, arricchita da un racconto inedito dello scrittore Marco Lodoli e da contributi dell’antropologo Marino Niola, si chiude con testimonianze di chef come Antonello Colonna e Iside De Cesare, che mostrano come l’olio del Lazio possa arricchire la alta cucina. Un volume che, oltre a raccontare il presente, traccia una rotta per il futuro del settore, ponendo l’accento su sostenibilità, qualità e valorizzazione del territorio.



