Il Liceo Giordano Bruno di Roma, situato in via delle Isole Curzolane nel municipio III, è stato teatro di un acceso scontro lo scorso lunedì 26 ottobre. La dirigenza scolastica, temendo per la sicurezza, ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine per mettere fine all’occupazione promossa da un gruppo di studenti. Intorno alle 14, la polizia è entrata nell’edificio e ha iniziato a identificare i presenti, portando via in commissariato diversi giovani.
Identificazione dei minori e modalità dell’intervento
Secondo le informazioni fornite dalla questura, gli agenti hanno segnalato la presenza di sette ragazzi con volti coperti e in possesso di catene, i quali non risultavano iscritti al liceo. Questi sono stati accompagnati al commissariato per l’identificazione e successivamente restituiti ai genitori. Parallelamente, altri cinque giovani sono stati trovati nel giardino perimetrale, anch’essi con volti coperti e alcuni estranei all’istituto.
Una “decina” di studenti coinvolti
Le testimonianze raccolte dalla Rete degli Studenti Medi del Lazio indicano che almeno una decina di ragazzi e ragazze hanno subito la presa in custodia delle autorità. La stessa rete denuncia una “risposta repressiva di gravità inaudita” di fronte a una mobilitazione studentesca, definendo l’accaduto parte di un clima di crescente criminalizzazione del dissenso giovanile all’interno delle scuole.
Le critiche dei movimenti studenteschi e delle forze politiche
Il coordinatore regionale del sindacato studentesco, Simone Montori, ha condannato l’operazione definendola “portare via gli studenti in pattuglia per aver protestato è un atto inaccettabile“. Ha inoltre invitato la dirigenza del liceo ad assumersi la responsabilità politica e morale per aver consegnato la propria comunità studentesca alla polizia, rifiutando qualunque forma di dialogo.
L’assessore alle Politiche culturali e diritto all’abitare del Municipio III, Luca Blasi (AVS), ha denunciato l’intervento definendolo un’intimidazione delle istituzioni. “La scuola deve essere una palestra di democrazia, non di autoritarismo“, ha sottolineato, promettendo di continuare a sostenere gli studenti nelle ore successive.
Dal punto di vista parlamentare, la delegata Elisabetta Piccolotti (AVS) ha espresso allarme per la procedura adottata, annunciando l’avvio di interrogazioni al ministro dell’Interno e al governo. Ha ricordato che “non è mai accaduto prima, a nostra memoria, che gli occupanti minorenni di una scuola venissero, dopo l’identificazione, portati in questura“.
Il ruolo dei sindacati dei lavoratori
Fabrizio Stocchi, segretario della Flc Cgil Rieti – Roma Est – Valle dell’Aniene, ha definito gravissimo il fatto che la risposta a una mobilitazione giovanile sia l’intervento delle forze dell’ordine. Ha ricordato un caso analogo al Liceo Amaldi, dove gli studenti avrebbero subito perquisizioni preventive, evidenziando un “clima preoccupante” in cui il dissenso è trattato come problema di sicurezza.
Le organizzazioni studentesche, tra cui Les blocs – Le Blocages, hanno allestito un presidio permanente nella via delle Isole Curzolane, descrivendo la scena come “una scena pietosa” in cui gli alunni sono costretti a salire a bordo delle volanti. Il movimento ha ribadito che “invece di ascoltarci e risolvere i problemi, la risposta è sempre la repressione“.
Il caso del Giordano Bruno si inserisce in una più ampia ondata di occupazioni scolastiche a Roma, con istituti come il Tasso, il Margherita di Savoia e l’Argan che hanno registrato tensioni simili negli ultimi giorni. La combinazione di richieste studentesche, interventi delle autorità e reazioni politiche rende la vicenda un punto focale nel dibattito sulla gestione del dissenso giovanile nelle scuole.



