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Cassazione conferma l’ergastolo di otto anni per il caso GRA 2022

Il giudizio definitivo ha confermato otto anni di reclusione per Flavio Focassati, imputato di omicidio stradale aggravato e omissione di soccorso.

Cassazione conferma l’ergastolo di otto anni per il caso GRA 2022

Il 4 dicembre 2022, sul Grande raccordo anulare di Roma, la tragica morte di Alessia Sbal ha dato inizio a un lungo iter giudiziario. Dopo anni di cause e ricorsi, la quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha respinto l’ultimo ricorso presentato da Flavio Focassati, confermando la condanna a otto anni di reclusione per omicidio stradale aggravato dalla fuga e dall’omissione di soccorso.

La sentenza, resa pubblica pochi giorni fa, si basa su una serie di elementi probatori che hanno dimostrato la consapevolezza dell’impatto da parte del conducente del camion da 51 anni. Il giudice ha sottolineato che, pur avendo percepito l’investimento, Focassati ha deliberatamente proseguito la marcia, ignorando la necessità di verificare le condizioni della vittima.

Motivazioni della Corte di Cassazione

Nel motivare la decisione, i magistrati hanno citato il sobbalzo del rimorchio, valutato percepibile data la massa e la dinamica del veicolo. Inoltre, la prosecuzione della marcia per circa diciotto chilometri senza alcun tentativo di fermarsi o di prestare soccorso è stata ritenuta incompatibile con l’asserita noncosienza. I ripetuti segnali provenienti dall’auto che lo seguiva hanno ulteriormente confutato la tesi della noncolpevolezza.

Percezione dell’impatto e omissione di soccorso

Il tribunale ha osservato che la vittima era posizionata frontalmente a una distanza non superiore a due metri, rendendo visibile la sua presenza attraverso gli specchi anteriori dell’autoarticolato. Nonostante ciò, Focassati non ha effettuato alcuna verifica delle condizioni di Alessia né ha attivato il servizio di emergenza, violando l’obbligo di soccorso previsto dalla legge.

Ricostruzione dei fatti sul GRA

Intorno alle 20:30, la 42enne e il camionista si erano fermati in una piazzola di emergenza vicino allo svincolo per Casalotti, a seguito di una collisione tra i loro veicoli. Dopo una breve discussione, la donna ha chiamato il 112. In quel frangente, Focassati è risalito al suo mezzo e, contro ogni ragionevole preavviso, ha ripartito, investendo nuovamente la passeggera. La dinamica è stata confermata dalla registrazione della chiamata al NUE, che ha ricostruito il susseguirsi degli eventi.

Il conducente, tuttavia, ha continuato a viaggiare per circa eighteen chilometri, tentando di sfuggire alla responsabilità. Solo dopo un inseguimento da parte di alcuni testimoni, la polizia stradale è riuscita a fermarlo, mettendo fine alla fuga. Al suo arresto, Focassati ha fornito dichiarazioni non veritiere agli agenti, aggravando ulteriormente la condotta.

Il ruolo dell’alcol e delle sostanze stupefacenti

Il giudizio ha anche escluso il tentativo di dedurre un concorso di colpa da parte della vittima, affermando che non vi erano elementi concreti per dimostrare che l’assunzione di alcol o sostanze avesse alterato in modo determinante le sue capacità. La mera rilevazione di una sostanza, infatti, non è sufficiente a provare uno stato di alterazione che abbia causato l’incidente.

La Corte di Cassazione ha confermato che la condotta di Flavio Focassati, caratterizzata da percezione dell’impatto, prosecuzione della marcia, fuga e omissione di soccorso, rappresenta un chiaro caso di omicidio stradale aggravato. La sentenza chiude definitivamente la vicenda legale, lasciando un doloroso ricordo alla famiglia di Alessia Sbal e sottolineando l’importanza del rispetto delle norme di soccorso in caso di incidenti stradali.

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