Durante la giornata d’apertura della 21ª Festa del Cinema di Roma la sala Grand Public ha risuonato di ovazioni per Rocky sono io la produzione di Peter Farrelly che ripropone la genesi del celebre personaggio di Sylvester Stallone. Il film, già protagonista di una prima proiezione al Toronto Film Festival, ha suscitato curiosità perché narra gli eventi antecedenti al successo globale del 1976.
Presentazione alla 21ª Festa del Cinema di Roma
Il pubblico della capitale ha assistito a una proiezione seguita da un breve dibattito in cui il regista ha illustrato le scelte stilistiche adottate. Il pubblico, composto da critici, addetti ai lavori e semplici appassionati, ha risposto con un fragoroso applauso, segnale indicatore di un futuro plausibile anche nella corsa ai premi internazionali. Farrelly, che quest’anno ha diretto in solitaria, ha sottolineato che la pellicola vuole essere un meta-cult capace di dialogare sia con i fan di Rocky sia con chi vive la realtà di un cinema a budget contenuto.
Una narrazione che ricostruisce l’origine di Rocky
L’opera parte da una sceneggiatura scritta da Stallone stesso, un giovane milanese-newyorkese che, nel 1975, si trovava ancora a lottare tra sfratti e lavori saltuari. La vicenda è raccontata attraverso gli occhi di Anthony Ippolito attore che ha incarnato il ruolo di Stallone con una fedeltà sorprendente sia dal punto di vista fisico che emotivo. La trama evidenzia il rifiuto dell’attore a cedere il copione a produttori disposti a girare il film ma a escluderlo dal ruolo, una decisione che ha segnato il punto di svolta della sua carriera.
Dettagli sulla produzione e sul budget
Il regista ha voluto replicare l’atmosfera degli anni ’70, girando le scene principali in 24 giorni, un tempo inferiore a quello impiegato per le riprese originali di Rocky (28 giorni). La scelta di una troupe ridotta ha consentito di mantenere un’estetica “vintage” senza ricorrere a effetti speciali costosi, mantenendo così intatto lo spirito di “fare cinema con poco” che rimanda al messaggio centrale del film.
Il messaggio di Peter Farrelly e la resa di Anthony Ippolito
Farrelly ha dichiarato di non aver voluto inserire un messaggio morale esplicito; tuttavia, ha sottolineato che la storia dimostra come la determinazione possa superare l’ossessione per il denaro. Anthony Ippolito ha definito Stallone “uno dei miei eroi” e ha raccontato di aver condiviso un intenso colloquio con l’attore prima delle riprese, dove Stallone ha illustrato le difficoltà affrontate con i produttori e la sua lotta personale per il riconoscimento. La scena iconica della corsa sui gradini di Philadelphia è ricreata con cura, ricordando al pubblico che il vero combattimento avviene prima del ring.
Accanto a Rocky sono io la stessa edizione del festival ha proposto il documentario polacco Closure di Michal Marczak, che, pur trattando un tema diverso, condivide lo stesso spirito di resistenza e ricerca di verità. Questo parallelismo ha rafforzato l’idea che il cinema contemporaneo, anche con risorse limitate, possa raccontare storie di speranza e tenacia.
Con la data di uscita italiana fissata per il 31 dicembre, il film arriverà nelle sale proprio in un periodo tradizionalmente propizio per i grandi debutti. Se il pubblico romanino è già affascinato, il futuro porterà probabilmente a una nuova ondata di discussioni su come la perseveranza di Stallone abbia plasmato l’intero panorama cinematografico, dal genere sportivo al mito dell’underdog.



