Le statistiche pubblicate da Itinerari Previdenziali mostrano una realtà sorprendente: su una popolazione residente di circa 58 milioni, meno del 19 % dei contribuenti è responsabile di quasi due terzi delle entrate derivanti dall’Irpef. Si tratta di 34,1 milioni di soggetti che hanno versato almeno un euro di imposta nel 2025, in riferimento ai redditi generati nel 2024. Il totale delle dichiarazioni ammonta a 1,076 miliardi di euro e il gettito complessivo è di 216,24 miliardi, di cui 193,316 miliardi provengono dalla sola imposta sul reddito delle persone fisiche.
Il dato più eclatante riguarda la fascia di reddito superiore: circa 8 milioni di contribuenti con guadagni superiori ai 35 000 euro lordi annui pagano il 65 % dell’Irpef. Al contempo, si contano 24,8 milioni di italiani che, pur essendo residenti, non hanno versato alcuna imposta sul reddito, perché non dichiarano redditi o risultano al di sotto della soglia di imposizione.
Concentrazione del gettito tra i redditi più alti
Analizzando le categorie di reddito, la fascia compresa tra 35 000 e 100 000 euro raccoglie il 18,78 % dei contribuenti versanti, ma genera il 65 % della quota totale dell’Irpef. In particolare, i 58 700 contribuenti che superano i 300 000 euro di reddito annuo – meno dello 0,1 % della popolazione – versano il 6,49 % dell’imposta, pari a 14,03 miliardi di euro. L’intervallo 100 000-200 000 euro comprende 597 357 soggetti, responsabili del 12,14 % (26,2 miliardi) del gettito, mentre la fascia 200 000-300 000 euro, con 89 558 contribuenti, copre il 3,63 %.
Chi paga il 65 % dell’Irpef
Gli 8 milioni di contribuenti sopra i 35 000 euro non solo detengono la maggior parte delle entrate fiscali, ma rappresentano anche la spina dorsale del finanziamento del welfare italiano. La loro pressione fiscale media supera di gran lunga i 20 000 euro annui, con valori che arrivano a 40-50 000 euro per le categorie più ricche. Questi gruppi, infatti, hanno un peso pari a quello di quasi 30 milioni di contribuenti con redditi inferiori a 29 000 euro, che invece forniscono solo il 21,33 % del totale dell’Irpef (circa 46 miliardi).
Il resto della popolazione e il loro limitato contributo
Chi rientra nella fascia più bassa (fino a 7 500 euro) è quasi 8 milioni di persone, con un’imposta media di soli 19 euro all’anno. Salendo a una dichiarazione compresa tra 7 500 e 15 000 euro, si trovano altri 7,4 milioni di contribuenti, con un peso medio di 204 euro. La fascia 15 000-20 000 euro coinvolge 4,79 milioni di soggetti, che pagano in media 1.773 euro, mentre quella 20-26 000 euro comprende 6,65 milioni di contribuenti con una media di 3.284 euro. Nonostante questi numeri, i contribuenti con redditi inferiori a 29 000 euro, che costituiscono il 69,78 % della massa fiscale, coprono appena il 21,33 % del gettito totale.
Secondo Stefano Cuzzilla, presidente di Cida, questi risultati rendono evidente una asymmetria fiscale che mette a rischio la sostenibilità del sistema di protezione sociale. La sua dichiarazione sottolinea la necessità di ridurre la pressione sui contribuenti più produttivi, potenziare i controlli contro l’evasione e indirizzare le risorse del welfare verso chi realmente ne ha bisogno, al fine di evitare una redistribuzione senza reciprocità che potrebbe trasformarsi nella “grande asimmetria italiana”.



