In un’interrogatorio durato oltre cinque ore nel carcere romano di Rebibbia, Valter Lavitola, 60 anni, ha ammesso di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, confermando l’ipotesi accusatoria della procura di Roma. La confessione, resa davanti al gip di Roma, ha svelato dettagli sorprendenti che stanno scuotendo l’opinione pubblica.
Lavitola, imprenditore ed ex editore, ha dichiarato di aver organizzato l’attentato per tutelare l’incolumità del giornalista, che secondo lui era oggetto di pericolosi tentativi di aggressione. Il suo avvocato, Sergio Cola, ha spiegato che Lavitola ha compiuto questo atto delittuoso per aumentare i livelli di protezione di Ranucci, che all’epoca aveva solo due agenti di scorta.
Un movente controverso
La versione di Lavitola ha suscitato molte domande. Secondo il difensore, l’attentato non aveva un movente politico anche se di fatto ha aumentato la popolarità del giornalista. Cola ha spiegato che la scorta di Ranucci è stata più che raddoppiata dopo l’attentato, passando da due a otto agenti con una protezione a ferro di cavallo.
Tuttavia, l’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita, ha espresso scetticismo riguardo alla confessione. ‘La confessione di cui apprendiamo lascia sgomenti e conferma il delirante teatro della follia‘, ha dichiarato De Vita. Ha ricordato che Ranucci ha una scorta ininterrotta dal 2026, confermata dal Ministero dell’Interno per la gravità delle minacce ricevute.
La popolarità di Ranucci
De Vita ha sottolineato che la popolarità di Ranucci era già elevatissima sia in Italia che all’estero, e che l’attentato, se fatto per aumentare la sua protezione, si colloca tra l’inutile e il rassicurante. Ha aggiunto che un conto è la confessione, altro è la valutazione della sua credibilità.
L’interrogatorio di Lavitola ha anche sollevato domande su eventuali connessioni politiche. Secondo gli inquirenti, il movente dell’attentato potrebbe essere legato a un progetto che Lavitola aveva per Ranucci, che includeva la possibilità di una sua discesa in campo politico. Tuttavia, Cola ha negato qualsiasi movente politico, affermando che l’attentato è stato compiuto per il bene di Ranucci.
Le indagini continuano
Il verbale dell’interrogatorio sarà ora analizzato dai pm coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi. Ranucci, che resta parte offesa, potrebbe essere convocato nuovamente in Procura per chiarire le dichiarazioni di Lavitola. Intanto, i magistrati stanno avviando le procedure per chiedere l’estradizione di Gomes Tavares, il cittadino camerunense attualmente latitante, che avrebbe avuto un ruolo di intermediario con la banda responsabile dell’attentato.
La vicenda continua a svilupparsi, con nuove rivelazioni attese nelle prossime settimane. La confessione di Lavitola ha aperto più domande che risposte, lasciando l’opinione pubblica in attesa di ulteriori chiarimenti.



