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Delitto di via Poma: nuove indagini sul caso Simonetta Cesaroni

Dopo oltre tre decenni, il caso Simonetta Cesaroni torna alla ribalta con nuove analisi del Dna e testimonianze. Scopri cosa emerge dalle indagini.

Delitto di via Poma: nuove indagini sul caso Simonetta Cesaroni

Il 7 agosto 1990, Simonetta Cesaroni, una giovane di vent’anni, veniva barbaramente uccisa negli uffici di via Carlo Poma a Roma. Trentasei anni dopo, il suo caso continua a essere un enigma irrisolto che pesa sulla coscienza collettiva. Oggi, il 7 agosto 2026, la Procura di Roma ha riaperto le indagini, portando alla luce nuovi elementi che potrebbero finalmente svelare la verità.

Nuove analisi del Dna e indizi scientifici

Le ultime indagini hanno visto l’analisi del Dna di sette persone, cinque uomini e due donne, mai iscritte nel registro degli indagati. Questi individui, professionisti che all’epoca abitavano nello stabile di via Poma o persone vicine a chi frequentava gli uffici, sono stati esaminati per confrontare i loro profili genetici con le tracce biologiche trovate sulla scena del crimine. Purtroppo, nessuno dei profili analizzati corrisponde alle tracce repertate sugli indumenti di Simonetta, in particolare sul corpetto, sul reggiseno e sui calzini.

Tecniche moderne e reperti conservati

Nonostante l’esito negativo, gli inquirenti non si arrendono. I reperti custoditi fin dall’omicidio sono stati riesaminati grazie alle più moderne tecniche scientifiche. La speranza è che queste analisi possano fornire quell’elemento investigativo che in passato non è mai emerso. Il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di archiviazione, sollecitando nuovi approfondimenti.

Testimonianze e figure istituzionali

Da oltre un anno e mezzo, i carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci, coordinati dal sostituto procuratore Alessandro Lia, stanno ricostruendo ogni passaggio dell’inchiesta degli anni ’90. Vengono riesaminati verbali, reperti mai valorizzati, documentazione rimasta ai margini delle precedenti indagini e testimonianze che potrebbero offrire nuovi spunti investigativi.

Figure di primo piano delle istituzioni

Nei prossimi mesi saranno ascoltate come persone informate sui fatti anche figure di primo piano delle istituzioni, tra cui Carmine Belfiore, oggi vicecapo della polizia di Stato ed ex questore di Roma, e Antonio Del Greco, che nel 1990 dirigeva la sezione Omicidi della Questura capitolina. Entrambi saranno chiamati a ricostruire circostanze e attività investigative svolte all’epoca. La Procura intende inoltre raccogliere le testimonianze di giornalisti e studiosi che negli anni hanno approfondito il caso.

La memoria di Simonetta e la speranza della famiglia

Simonetta Cesaroni riposa nel cimitero comunale di Genzano di Roma, nella tomba di famiglia accanto al padre Claudio. La sua storia è diventata un simbolo di giustizia incompiuta. La sorella Paola Cesaroni ha espresso una forte speranza per il lavoro degli inquirenti, ma ha anche chiarito che, nonostante gli esiti genetici interessanti, non ci sono ancora indagati. La sua memoria continua a vivere nelle parole della famiglia e nella coscienza collettiva.

Roma ha intitolato un giardino nella zona di piazza Monte Grappa a Simonetta, ricordandola come vittima di femminicidio. Tuttavia, Genzano, città delle sue radici e del suo riposo, non ha ancora trovato un modo pubblico per ricordarla. Una domanda resta inevitabile: perché Genzano non ha ancora onorato la memoria di Simonetta?

Il 7 agosto torna ogni anno, portando con sé una fotografia, un volto, una domanda. Chi ha ucciso Simonetta? Trentasei anni dopo, la risposta è ancora lontana, ma le nuove indagini dimostrano che la sua storia non è stata dimenticata. Simonetta resta per sempre la giovane donna di quell’estate del 1990, e la sua storia, 36 anni dopo, non è ancora finita.

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