La galleria romana Strati d’Arte ospita un progetto che ridefinisce la percezione di uno dei parchi più iconici di Roma: Villa Borghese. Dal 22 maggio al 4 giugno 2026 la serie fotografica di Giancarlo Barbon viene mostrata come un insieme di quadri in cui la macchina fotografica non si limita a documentare, ma diventa strumento di narrazione. In queste immagini la presenza umana appare spesso isolata e composita, collocata in spazi che respirano grazie alla luce.
Lo sguardo dell’autore nasce da un’intimità con il luogo: non si tratta di un repertorio topografico, ma di una sequenza emotiva. Ogni scatto è pensato come traccia di un tempo già trascorso, un attimo congelato che suggerisce più di quanto mostri. La mostra include anche la pubblicazione omonima edita da Pandion Edizioni, un libro che accompagna e allo stesso tempo estende l’esperienza espositiva.
Il progetto e la sua cifra estetica
Il lavoro di Barbon costruisce una narrazione frammentaria in cui luoghi, architetture e paesaggi si relazionano alla figura umana come a elementi di una partitura. L’idea cardine è che la fotografia possa essere uno spazio empatico: un punto di incontro tra autore, soggetto e spettatore. La scelta compositiva privilegia scene dilatate, prospettive che rendono lo spazio quasi teatrale e soggetti che, per postura o attesa, comunicano uno stato d’animo senza ricorrere alla retorica.
La presenza umana come linguaggio
Nel percorso espositivo l’elemento umano è centrale e funziona come veicolo espressivo: può essere una figura solitaria su una panchina, una sagoma che attraversa un viale o una figura che assume caratteri quasi statuari. Barbon definisce la persona ritratta come la sua impronta in fotografia, il mezzo con cui instaurare un dialogo con il pubblico. In questo senso le immagini non raccontano storie complete, ma suggeriscono narrazioni possibili e stimolano l’empatia dello spettatore.
La luce, la pittura e il tono emozionale
Un filo conduttore del progetto è la ricerca luministica: la luce non descrive semplicemente, ma plasma l’atmosfera, ritaglia volumi e misura il tempo. In molti scatti la luce scolpisce figure e architetture, creando profondità emozionale e rendendo alcune immagini vicine al pittorialismo. Questo approccio fa sì che la fotografia dialoghi con la pittura, evocando rimandi alla luce tepida e all’isolamento evocato da artisti come Edward Hopper.
Riferimenti e poetica
Il confronto con la pittura non è citazionismo, ma una sintonia di intenti: la costruzione dell’attesa, il senso di sospensione e la focalizzazione sulla luce come agente narrativo. Nei lavori di Barbon emergono topos ricorrenti come lo spazio/assenza, la postura e il gesto rivelatore, che contribuiscono a dare coesione al progetto e a trasformare singole fotografie in una vera e propria partitura emotiva.
Mostra, libro e riconoscimenti
La mostra, curata da Gina Ingrassia con la direzione artistica e il coordinamento di Alice d’Amelia, è accompagnata dall’uscita del volume Villa Borghese pubblicato da Pandion Edizioni. Tra i riconoscimenti che hanno segnato il percorso recente dell’autore figurano tre menzioni d’onore agli International Photography Awards (IPA) (2010, 2026, 2026), il Bronze Award ai Tokyo International Foto Awards (TIFA) nel 2026 e il primo premio nella categoria Mobile al Lumearth International Photo Award nel 2026.
Dettagli pratici
La mostra è visitabile dal 22 maggio al 4 giugno 2026 alla Strati d’Arte Gallery di Roma (Via Sicilia 133/135 – 00187 Roma). Gli orari di apertura sono lun–ven 10–18. Per informazioni è possibile consultare i siti ufficiali: www.giancarlobarbon.it e www.stratidarte.com, o contattare la galleria via email. La proposta espositiva offre sia allo spettatore curioso sia allo studioso la possibilità di confrontarsi con un lavoro che unisce rigore fotografico e sensibilità pittorica.
Crediti
Fotografo: Giancarlo Barbon. Curatela: Gina Ingrassia. Direzione artistica: Alice d’Amelia. Editore del volume: Pandion Edizioni. La mostra rappresenta un’occasione per osservare come la fotografia d’autore possa diventare strumento di introspezione e racconto urbano.