25 Maggio 2026 ☀ 22°

Alghe terrestri e agricoltura sostenibile: cosa può insegnarci il suolo

Ricerca mostra oltre 100 specie di alghe nel suolo e suggerisce benefici per la fertilità, il ciclo dei nutrienti e la conservazione dell'acqua

Alghe terrestri e agricoltura sostenibile: cosa può insegnarci il suolo

L’idea che le alghe appartengano esclusivamente ai mari o ai corsi d’acqua è largamente diffusa, ma ricerche recenti mostrano un quadro diverso: il primo strato del terreno agricolo ospita una comunità algale sorprendentemente ricca. Uno studio pilota condotto dalle Università di Göttingen e della Università di Kassel, pubblicato su Frontiers in Microbiology, ha esplorato la composizione e le variazioni stagionali di questi organismi per capire se possano contribuire a pratiche agricole più sostenibili.

La ricerca si concentra sul ruolo delle alghe del suolo nella salute del terreno e sulla possibilità di valorizzarle nelle colture. Poiché l’agricoltura intensiva è una delle principali minacce alla biodiversità, comprendere le funzioni di questi microrganismi può offrire nuove vie per ridurre l’impatto ambientale, migliorare la fertilità del suolo e favorire sistemi colturali meno dipendenti da input chimici.

Che cosa sono e perché sono importanti

Nel contesto agricolo, le alghe del suolo comprendono tipologie pluricellulari e unicellulari capaci di sopravvivere in condizioni terrestri anche difficili. Il team tedesco ha evidenziato che questi organismi partecipano a processi fondamentali del microbioma del suolo, influenzando la struttura del terreno, il ciclo dei nutrienti e la ritenzione idrica. In termini più concreti, le pareti cellulari e i prodotti metabolici possono agire come serbatoi di nutrienti e come modulatori della qualità dell’acqua a livello locale, contribuendo così alla fertilità e alla resilienza degli ecosistemi agricoli.

Diversità e stagionalità

Gli studi sul campo hanno individuato oltre 100 specie diverse nel primo orizzonte del suolo, con una composizione che cambia con le stagioni. Alcuni gruppi algali mostrano preferenze temporali: le Xanthophyceae (alghe giallo-verdi) risultano più frequenti in periodi più freschi come primavera e autunno, mentre le cianobatteri e le alghe verdi sono maggiormente presenti immediatamente prima del raccolto estivo. Questa stagionalità differisce dai ritmi osservati in altri componenti microbici del terreno, suggerendo ruoli ecologici specifici e dinamiche di interazione con le piante coltivate.

Metodo e principali risultati della ricerca

I ricercatori hanno prelevato campioni dallo strato superficiale di campi di grano gestiti dalla Università di Kassel in tre periodi dell’anno: primavera, estate e autunno. Per ottenere un profilo preciso delle comunità algali è stato adottato il metabarcoding del DNA, una tecnica molecolare che permette di sequenziare e identificare molteplici specie contemporaneamente. I risultati hanno confermato una biodiversità inaspettata, compresa la presenza di diatomee e altri gruppi tipicamente associati ad ambienti acquatici, ora rilevabili anche in terreni agricoli dell’Europa centrale.

Osservazioni sulla gestione del suolo

Lo studio ha anche confrontato campi coltivati con metodi biologici e convenzionali, rilevando un’ampia varietà di alghe in entrambi i sistemi ma con differenze nella composizione specifica delle specie. Questo indica che le pratiche agricole influenzano la comunità algale, aprendo la strada a strategie di gestione mirate. Come sottolinea il team, comprendere quali pratiche favoriscono la biodiversità algale è essenziale per trasferire conoscenze utili agli agricoltori e per difendere la fertilità naturale del suolo.

Implicazioni pratiche e prospettive future

Le prospettive pratiche sono molteplici: dai cianobatteri già impiegati come fertilizzanti naturali nelle risaie asiatiche, fino all’uso delle alghe per migliorare il ciclo dei nutrienti e la capacità del suolo di trattenere l’acqua. Secondo Thomas Friedl dell’Università di Göttingen, questi organismi possono essere considerati componenti chiave del microbioma del suolo, con potenziali benefici per la salute e la produttività delle colture. Comprendere come stimolarli o proteggerli potrebbe ridurre la necessità di input chimici e rafforzare la sostenibilità agronomica.

Per approfondire questi aspetti, la fase successiva della ricerca includerà l’analisi di oltre 300 campioni provenienti da esperimenti sul campo, con l’obiettivo di fornire linee guida operative. Miriam Athmann della Università di Kassel afferma che studi futuri daranno indicazioni concrete su come gli agricoltori possono conservare la biodiversità algale e sfruttare i suoi vantaggi per la crescita delle colture. In conclusione, le alghe del suolo emergono come un patrimonio poco esplorato ma promettente per un’agricoltura più resiliente e rispettosa dell’ambiente.

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