26 Maggio 2026 ☀ 19°

Maltrattamenti a Centocelle: indagate due educatrici dopo la denuncia della madre

Una serie di elementi raccolti dalle forze dell'ordine ha portato a un'inchiesta su presunti abusi e omissioni in una scuola dell'infanzia a Centocelle

Maltrattamenti a Centocelle: indagate due educatrici dopo la denuncia della madre

La vicenda riguarda un bambino di nome Claudio (nome di fantasia) di 5 anni, affetto da spettro autistico grave, la cui famiglia ha segnalato un peggioramento significativo del comportamento dopo l’inizio dell’anno scolastico. La madre ha notato che il figlio diventava più chiuso e distratto, con una regressione nei progressi prima raggiunti, e soprattutto una difficoltà crescente nell’usare il tablet predisposto come strumento comunicativo. Questi segnali hanno indotto la donna a rivolgersi alle autorità competenti, convinta che qualcosa non andasse nel contesto scolastico in cui il bambino era inserito.

La denuncia è stata presentata ai Carabinieri della stazione di Centocelle e le prime verifiche sono state condotte insieme alla compagnia Casilina. Su delega della Procura, gli inquirenti hanno avviato accertamenti che hanno portato all’installazione di sistemi di registrazione ambientale e alla raccolta di filmati e intercettazioni. Il materiale acquisito ha fornito elementi che hanno convinto il pubblico ministero Barbara Trotta ad aprire un fascicolo e a iscrivere due educatrici nel registro degli indagati.

Le evidenze raccolte

Dalle verifiche investigative emergono almeno sei episodi in cui il bambino sarebbe stato oggetto di comportamenti aggressivi e di gestione inadeguata. Le registrazioni mostrano, secondo gli atti, minacce verbali, strattoni e occasioni in cui il minore è stato colpito con sculacciate o schiaffi al volto. In più casi i momenti di cura quotidiana risultano trascurati: durante il pranzo il piccolo sarebbe stato lasciato senza assistenza e, nonostante agli occhi della madre venisse riferito il contrario, in realtà sarebbe rimasto a stomaco vuoto. Questi elementi costituiscono il nucleo centrale delle contestazioni mosse dagli investigatori.

Modalità e frequenza degli episodi

Le immagini e le registrazioni descrivono anche altre pratiche contestate: per attenuare il disturbo o per “tenerlo tranquillo” il bambino sarebbe stato affidato a un pezzetto di pane o intrattenuto davanti a uno smartphone o a un tablet, senza essere coinvolto nel percorso educativo previsto dal suo piano personalizzato. In diverse occasioni, quando si alzava dal posto o faceva rumore, il piccolo sarebbe stato rimproverato con durezza, strattonato o minacciato. Episodi isolati che, però, agli occhi degli inquirenti compongono un quadro abituale di gestione del bambino.

La condotta contestata e gli effetti sul minore

Secondo l’accusa formulata dalla Procura, il comportamento delle due educatrici configurerebbe il reato di abuso dei mezzi di correzione. La presunta condotta, che gli inquirenti ritengono protratta per un periodo esteso, si sarebbe verificata da settembre del 2026 fino alla fine dello scorso febbraio. Nel corso di questo arco temporale il bambino avrebbe mostrato una marcata regressione: maggiore tristezza, irritabilità e un progressivo disimpegno rispetto agli strumenti pensati per favorire la sua comunicazione e l’apprendimento. La madre ha segnalato che i progressi ottenuti nei mesi precedenti si sono in parte persi, con ricadute sul benessere complessivo di Claudio.

Un dispositivo comunicativo negato

Un aspetto che ha destato particolare allarme è la mancata disponibilità per il bambino del tablet caricato con un programma specifico per sostenere il percorso formativo: gli inquirenti ritengono che l’uso scorretto o la privazione di tale strumento abbia inciso negativamente sulla possibilità di comunicare con l’esterno e di seguire il piano educativo. La presunta negazione di questo ausilio specialistico rientra tra le omissioni contestate e, per la famiglia, rappresenta un’ulteriore fonte di danno, perché sottrae al minore un canale vitale di relazione e sviluppo.

Conseguenze procedurali e reazioni pubbliche

Le due educatrici coinvolte sono indagate nell’ambito dell’inchiesta e la famiglia, in attesa dell’esito delle verifiche giudiziarie, ha deciso di trasferire il bambino in un’altra struttura scolastica. La vicenda ha suscitato anche reazioni politiche: Rachele Mussolini, capogruppo di FI in Campidoglio, ha commentato sottolineando la gravità del quadro se le contestazioni fossero confermate, evidenziando come un minore con bisogni complessi debba essere invece adeguatamente sostenuto. Al momento l’iter processuale proseguirà con gli approfondimenti richiesti dal pubblico ministero e con l’acquisizione di eventuali ulteriori elementi probatori.

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