Il 24 giugno, nella Basilica di San Pietro in Vaticano, una delegazione internazionale di scrittrici e scrittori è stata ricevuta da Papa Leone in occasione dei 100 anni dalla fondazione della Libreria Editrice Vaticana. All’udienza hanno partecipato nomi come Igiaba ScegoElizabeth StroutSusanna TamaroMarilynne RobinsonJonathan Safran FoerEnrico BrizziSorj ChalandonMaria Grazia Calandrone oltre ad altri autori presenti per celebrare il traguardo editoriale.
L’incontro ha messo in luce il ruolo della narrazione nella contemporaneità e la necessità, secondo il Pontefice, di una riscoperta dell’umanità nella scrittura. Tra i passaggi pronunciati da Papa Leone: “La scrittura è alla base dell’umanità che c’è in noi” e l’invito a non accettare passivamente l’uso dell’intelligenza artificiale e delle sue implicazioni etiche. Sempre nelle parole del Pontefice è riaffiorato il tema della pace come filo conduttore del discorso.
L’udienza del 24 giugno e i temi evocati dal Papa
Nella cornice della Basilica, Papa Leone ha voluto sottolineare l’importanza della letteratura come centro della vita civile e morale, affermando che “Papa Leone ci ha fatto sentire che gli scrittori e le scrittrici sono molto utili“. Per il Pontefice, la scrittura rimanda alla corporeità e alla relazione: ripartire dall’essere umano è fondamentale in un’epoca segnata da conflitti e da una rapida diffusione tecnologica che rischia di disumanizzare i rapporti. In quell’ottica ha osservato che, se non si interviene, “accettando l’IA passivamente, senza veramente gestirla” si rischia una perdita di umanità.
La pace e la voce dei religiosi
Tra i concetti forti emersi c’è la centralità della pace. Igiaba Scego ha richiamato la figura del Pontefice come una voce di riferimento: “Penso che tutti gli uomini di religione, cristianesimo, islam, ebraismo, induismo debbano parlare di pace“. La scrittrice ha posto l’accento su come le parole d’odio si traducano in violenza concreta: “Le parole di odio si trasformano in violenza estrema“. In un momento di rinnovata militarizzazione globale, ha ricordato, è raro trovare leader che insistano con forza sul tema della pace.
I riflessi sulla narrativa contemporanea e sull’identità degli autori
Per molti degli autori presenti, l’incontro ha rappresentato un riconoscimento della funzione sociale della letteratura. Igiaba Scego, nata a Roma nel 1974 e autrice di opere che affrontano colonialismo e razzismo, ha spiegato come la ritualità e la cultura cittadina di Roma abbiano influito sul suo percorso, pur mantenendo la propria identità religiosa: “Sono una donna musulmana e però sono romana”. Ha inoltre ricordato che la narrativa è spesso marginalizzata, ma trova un valore rinnovato quando si confronta con le sfide tecnologiche e culturali del presente.
Nel gruppo erano presenti autori con opere molto diverse tra loro, dalla narrativa tradizionale al graphic novel: Scego ha presentato il suo primo graphic novel, mentre altri nomi invitati rappresentano varie scuole e sensibilità letterarie. L’appuntamento ha
Relazioni quotidiane e impegno locale
Nel colloquio con gli autori, Scego ha evidenziato la necessità di ricostruire legami a partire dalle relazioni di prossimità: “Ricostruire relazioni tra di noi, nel nostro piccolo” e “Dobbiamo cominciare dai nostri condomini, dai vicini di casa, dobbiamo conoscerci“. Questa prospettiva sottolinea come la pace possa nascere anche da pratiche quotidiane di ascolto e conoscenza reciproca, non solo da leader e istituzioni.
Questioni globali sollevate durante l’udienza
Oltre ai temi culturali, sono emerse due questioni di forte impatto globale: il clima e le migrazioni. Il Pontefice ha richiamato l’urgenza climatica definendola “la vera guerra che dovremmo combattere“, mentre gli autori hanno espresso preoccupazione per i linguaggi e le pratiche che escludono e discriminano. Scego ha citato termini che considera pericolosi nel dibattito pubblico: “Remigrazione è una parola tossica” e ha sostenuto che il concetto di viaggio, più che quello di migrazione, può aiutare a ripensare le politiche e i diritti.
La scrittrice ha inoltre denunciato l’inasprimento delle normative europee sul diritto d’asilo e la persistenza di un sistema di passaporti forti e passaporti deboli che rischia di determinare differenze sostanziali di possibilità e diritti tra i cittadini del mondo. A suo avviso, questo meccanismo è particolarmente problemático in un’epoca in cui Africa e Asia giocano un ruolo crescente nel futuro demografico ed economico globale.
L’udienza del 24 giugno ha Le parole del Papa e gli interventi degli autori hanno rilanciato l’idea che la scrittura e la relazione umana restino strumenti fondamentali per orientare il presente.



