Il Roma Pride 2026 ha colorato le strade della capitale di arcobaleno, portando in piazza decine di migliaia di persone per rivendicare diritti e uguaglianza. La manifestazione, partita da piazza della Repubblica, ha attraversato il centro storico di Roma, culminando nelle Terme di Caracalla. Tuttavia, l’evento non è stato privo di tensioni e polemiche, che hanno segnato una giornata di festa ma anche di forte dibattito.
Un corteo tra musica e rivendicazioni
Il corteo, aperto dallo striscione “La Repubblica è di chi la abita”ha visto la partecipazione di numerose personalità del mondo della politica e dello spettacolo. Tra queste, il sindaco Roberto Gualtieri, che ha sottolineato l’importanza di garantire uguali diritti a tutti i cittadini, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. “La nostra legislazione è arretrata e non rispetta pienamente i principi della Costituzione”, ha dichiarato Gualtieri, evidenziando la necessità di colmare il divario con gli altri Paesi europei.
Tra i carri più fotografati, quello dedicato a “Il diavolo veste Prada 2”con un enorme tacco a spillo rosso, e quello di Gender X, con i cartonati di Donald Trump, Elon Musk e Benjamin Netanyahu appesi a testa in giù. La satira politica ha fatto da padrona, con cartelli che prendevano di mira la premier Giorgia Meloni e il generale Roberto Vannacci, citato nel cartello “Meglio anormale che generale”.
Tensioni e polemiche durante la marcia
Nonostante l’atmosfera festosa, la giornata è stata segnata da alcune tensioni. Gli attivisti ebrei Lgbtqi+ di Keshet, che sfilarono con una bandiera arcobaleno con la Stella di David, sono stati accolti da fischi e cori pro Palestina. “Fuori i sionisti dal corteo. Roma lo sa da che parte stare Palestina libera dal fiume fino al mare”, gridavano alcuni manifestanti. Gli attivisti di Keshet hanno risposto lanciando baci, ma la situazione è rimasta tesa per gran parte del percorso.
Un altro momento di tensione è stato l’arrivo di Mario Adinolfi, che ha cercato di partecipare al corteo con una bandiera israeliana. Adinolfi, noto per le sue posizioni contro i diritti Lgbtqi+, è stato accolto da fischi e insulti. “Questa non è la tua piazza”, gli hanno urlato i manifestanti. Adinolfi è stato poi allontanato dal corteo, con il portavoce del Roma Pride Mario Colamarino che ha dichiarato: “La bandiera di Israele è l’ultimo dei problemi rispetto a tutte le cose che ha detto di noi Adinolfi”.
La mediazione del sindaco Gualtieri
La partecipazione di Keshet al Roma Pride è stata possibile grazie alla mediazione del sindaco Gualtieri, che ha aperto un tavolo di discussione per ricucire lo strappo tra l’associazione e gli organizzatori del corteo. “Si è definito un percorso che permetterà al movimento Lgbtquia+ romano di affrontare le questioni emerse e di ricomporre tensioni e incomprensioni”, ha dichiarato Raffaele Sabbadini, presidente di Keshet Italia.
Tuttavia, la posizione del Roma Pride sulla Palestina ha continuato a suscitare critiche. Per la prima volta dopo tre anni, il Priot Pride, alternativo al Roma Pride, non ha sfilato. In un post su Instagram, il gruppo ha spiegato la scelta di non partecipare al corteo, precisando che “non smetteremo di occupare le strade e di fare rumore. Lo faremo in modo diverso, allontanandoci dai meccanismi di performatività da cui ci sentiamo spesso fagocitati”.
Il percorso e le chiusure stradali
Il corteo è partito da piazza della Repubblica alle 15:00, percorrendo via Cavour, piazza dell’Esquilino, via Merulana e via Giovanni Lanza, per poi tornare su via Cavour e raggiungere il Colosseo e le Terme di Caracalla. Le strade sono state chiuse al traffico per permettere lo svolgimento della manifestazione, con bus deviati e disagi per i cittadini.
Nonostante le tensioni, il Roma Pride 2026 è stato un evento di grande partecipazione, con migliaia di persone che hanno sfilato per rivendicare diritti e uguaglianza. La manifestazione ha ricordato a tutti l’importanza di continuare a lottare per una società più inclusiva e rispettosa delle diversità.


