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Periferie e infanzia: la testimonianza di Olivia a Impossibile 2026

Al centro della biennale Impossibile 2026 la voce di Olivia mette in evidenza mancanze materiali e richieste di diritti per l'infanzia nelle periferie

Periferie e infanzia: la testimonianza di Olivia a Impossibile 2026

All’Acquario Romano di Roma, durante l’apertura di Impossibile 2026, una testimonianza ha richiamato attenzione su problemi quotidiani che spesso passano inosservati: a parlare è stata Olivia, diciassette anni, studentessa di Ostia che lavora nel weekend in un pub. Con parole semplici ha dipinto una periferia dove si impara a misurare il proprio tempo e i propri spazi in funzione di ciò che non c’è: lampioni spenti, servizi scarsi, luoghi per studiare assenti. Il suo intervento è stato pensato per far sentire la voce dei ragazzi che vivono lontano dal centro e per dire che la normalità apparente nasconde una quotidianità fatta di rinunce.

Il racconto di Olivia non è solo un elenco di carenze: è anche la constatazione di una comunità che tiene insieme quello che resta. Ha ricordato con tono diretto la differenza tra i servizi offerti al centro e quelli nelle periferie, e ha sottolineato come la mancanza di spazi incida sulle opportunità educative e culturali. Questa narrazione ha aperto il dibattito, richiamando l’attenzione di istituzioni e associazioni presenti, e ha posto al centro la necessità di misure concrete per garantire pari opportunità a chi cresce in contesti più fragili.

La testimonianza di Olivia

Olivia ha descritto la sua esperienza con dettagli che fotografano una quotidianità spesso minimizzata: conoscere quali lampioni non funzionano, evitare buche sulla strada, fare i conti con treni che “saltano” sono routine di tutti i giorni. Ha raccontato l’assenza di una biblioteca e di un luogo dove poter studiare con calma, a causa di una casa troppo piccola. Pur mostrando disagio, ha anche valorizzato il rapporto con gli amici e il senso di comunità, ricordando che il quartiere non è solo un insieme di edifici ma soprattutto le persone che lo vivono e lo sostengono.

Cosa manca nel quartiere

Nel suo intervento sono emersi elementi concreti: illuminazione pubblica insufficiente, infrastrutture trascurate, poche opportunità culturali e spazi di aggregazione. Queste carenze si traducono in minori possibilità di studio, svago e crescita personale. Olivia ha spiegato che, pur essendo consapevole delle difficoltà, non intende rassegnarsi: la sua voce e quella dei suoi coetanei vogliono essere ascoltate per trasformare l’assenza in progetto e investire nelle prospettive future dei giovani.

Il monito di Save The Children

Il presidente di Save The Children, Claudio Tesauro, ha raccolto il messaggio lanciando un avvertimento netto: un paese che trascura i minorenni nelle aree più vulnerabili mette a rischio il proprio futuro. Ha proposto l’adozione di una legge che renda strutturali interventi volti a creare spazi socio-educativi sicuri e aperti tutto l’anno, così da offrire ai minori opportunità di incontro, cultura, sport e supporto educativo e psicologico. La proposta mira a trasformare l’ascolto in azione normativa, colmando il divario territoriale nelle possibilità di crescita.

La proposta concreta

Secondo la proposta illustrata, gli spazi socio-educativi dovrebbero essere diffusi nelle aree periferiche per garantire attività culturali, ricreative e sportive, oltre a servizi di sostegno pedagogico e psicologico. L’obiettivo è creare contesti che favoriscano la socialità e l’apprendimento fuori dall’orario scolastico, con aperture continuative durante l’anno. Questa misura punta a rendere tangibile il principio di pari opportunità, riducendo l’impatto che il luogo di crescita ha sulle prospettive future dei bambini e delle bambine.

Periferia come scuola di vita

Nel raccontare la periferia, Olivia ha evidenziato anche il valore formativo dell’esperienza vissuta: vivere lontano dal centro, con tutte le sue difficoltà, può insegnare a cavarsela, sviluppando resilienza e senso di responsabilità. Ha detto di essere stata agitata prima di salire sul palco, ma soddisfatta perché la sua parola ha dato voce a molti. Ha definito l’iniziativa promossa da Save The Children come un’opportunità preziosa per far emergere idee e bisogni che altrimenti resterebbero silenziosi.

Ascolto e partecipazione come strumenti di cambiamento

Il messaggio finale dell’incontro è chiaro: ascoltare i giovani e tradurre le loro esigenze in politiche concrete è un passo necessario per rimuovere ingiustizie territoriali. La testimonianza di Olivia è un invito a valorizzare la comunità, potenziare le reti locali e investire risorse su progetti che mantengano aperti spazi educativi e ricreativi. Solo così si può sperare di restituire alle periferie non solo servizi, ma anche speranza e opportunità reali.