Il destino del Caffè Grecostorico locale di Roma situato in via dei Condotti 86ha subito una svolta significativa con la recente sentenza del TAR del Lazio. La decisione, emessa il 24 marzoha respinto il ricorso presentato dall’Ospedale Israeliticoproprietario dell’immobile, contro il vincolo imposto dal Ministero per i Beni Culturali (Mibac) sugli arredi e i beni mobili del caffè.
Il Caffè Greco, fondato nel 1760 e considerato il secondo caffè più antico d’Italia dopo il Florian di Veneziaè da sempre un punto di riferimento per artisti e intellettuali. La sentenza del TAR ha confermato che gli arredi, i dipinti, le sculture e gli oggetti di valore presenti nelle sue sale sono parte integrante del suo patrimonio storico e artistico.
Il ricorso dell’Ospedale Israelitico e la risposta del TAR
L’Ospedale Israelitico aveva presentato ricorso contro la decisione del Mibac, sostenendo che il ministero avesse illegittimamente vincolato tutti gli elementi presenti all’interno del caffè, considerandoli come un unicumpur in presenza di beni privi delle caratteristiche necessarie per essere considerati di interesse particolarmente importante. La proprietà aveva fatto riferimento a precedenti decreti ministeriali del 1953 e 1954che avevano dichiarato il Caffè Greco di interesse particolarmente importante per la sua storia e per aver rappresentato un centro di vita artistica universalmente noto.
Tuttavia, i giudici del TAR del Lazio hanno respinto il ricorso, affermando che il vincolo imposto dal Mibac non solo era legittimo, ma necessario per preservare l’integrità storica e artistica del locale. La sentenza ha sottolineato che separare gli arredi dal contesto architettonico di via dei Condotti significherebbe distruggere la memoria stessa di un luogo che ha ospitato personalità del calibro di GoetheCasanovaStendhalBaudelaire e d’Annunzio.
Gli arredi storici e il sequestro del 26 novembre
Gli arredi del Caffè Greco, che dal 1765 hanno accolto artisti da ogni angolo del pianeta, erano già finiti sotto i riflettori lo scorso 26 novembrequando erano stati posti sotto sequestro perché trasferiti in un deposito senza autorizzazione. L’allora amministratore del caffè aveva giustificato l’azione per ragioni di sicurezzama il sequestro aveva evidenziato l’importanza di mantenere questi beni all’interno delle sale di via dei Condotti.
La sentenza del TAR ha confermato che i beni vincolati devono restare all’interno del caffè, contribuendo a mantenere la magia di un luogo che, grazie alle sue prestigiose frequentazioni, è diventato a sua volta un’opera d’arte. Tuttavia, la decisione ha anche aperto la strada all’esecuzione dello sfratto nei confronti della Antico Caffè Greco Srlla società di gestione guidata da Carlo Pellegrini e Flavia Iozziil cui contratto di locazione commerciale era scaduto da diversi anni.
Il futuro del Caffè Greco
Se da un lato la sentenza del TAR ha salvaguardato il patrimonio culturale del Caffè Greco, dall’altro ha confermato il diritto dell’Ospedale Israelitico di gestire i contratti d’affitto e di procedere allo sfratto degli inquilini morosi o con contratto scaduto. Questo significa che l’ente proprietario potrà tornare in possesso delle storiche mura di via dei Condotti e procedere all’assegnazione della gestione a un nuovo gruppo imprenditoriale.
Nonostante il cambio di gestione, le stanze e i tavoli dei poeti resteranno esattamente dove sono sempre stati, ma a staccare gli scontrini del caffè sarà, presto, un nuovo gestore. La sentenza del TAR ha quindi sancito un equilibrio tra la tutela del patrimonio culturale e i diritti di proprietà, garantendo che il Caffè Greco continui a essere un simbolo di arte e storia per le generazioni future.



