La notte del 28 luglio un incendio doloso ha colpito la palazzina Ater situata in via Giuseppe Di Vittorio, nel comune di Velletri. Il rogo ha reso inabitabili gli appartamenti di dieci nuclei familiari, tra cui la famiglia di Barbara Manenti, i cui genitori, incluso un padre di 91 anni, hanno dovuto cercare rifugio altrove. Dopo i primi 25 giorni di attesa le vittime hanno espresso, per la prima volta, la frase “Non possiamo più restare in silenzio“, chiedendo informazioni sulla ricostruzione. A fine agosto la vicenda era già stata resa pubblica, ma quasi due mesi dopo il fuoco la situazione non è cambiata.
Ispezione del 3 settembre e le prime constatazioni
Il 3 settembre una ditta incaricata dal Comune di Velletri ha effettuato un sopralluogo tecnico nell’appartamento al primo piano. La visita ha confermato che il solaio gravemente compromesso dal calore, necessita di rinforzo strutturale prima di poter essere dichiarato idoneo all’uso abitativo. Tale constatazione è stata l’unico elemento ufficiale comunicato alle famiglie; da quel momento, secondo le testimonianze dei residenti, “da allora sembra non essere accaduto più nulla“.
Stallo burocratico, fondi e competenze
Il Comune, riconoscendo l’urgenza, ha disattivato l’edificio e ha firmato un accordo con Ater Provincia di Roma per accelerare gli interventi, prevedendo uno stanziamento di 120 mila euro. Tuttavia, la proprietà dell’immobile è attribuita ad Ater, il che complica la ripartizione delle competenze e rallenta le decisioni operative. Le famiglie sottolineano che i procedimenti amministrativi non possono trasformarsi in un “rimpallo di responsabilità”, chiedendo un cronoprogramma chiaro con scadenze precise.
Mancanza di risposte e questione dei rifiuti
Barbara Manenti ha inviato tre PEC all’Ater Provincia di Roma, ma non ha ricevuto alcun riscontro né dal responsabile né dagli altri referenti incaricati della comunicazione con il pubblico. Parallelamente, la questione dei materiali di scarto rimasti nell’area prima del rogo – residui dei lavori di ristrutturazione mai smaltiti – è rimasta senza spiegazioni. La mancanza di informazioni, a quasi due mesi dall’incendio, sta alimentando un senso di frustrazione tra le famiglie, che non sanno quando potranno rientrare nelle proprie abitazioni.
Solidarietà della comunità
Nonostante il vuoto istituzionale, la comunità di Velletri ha dimostrato una notevole capacità di solidarietà. Numerosi cittadini hanno offerto ospitalità, supporto logistico e aiuti materiali alle famiglie sfollate, anche senza conoscere personalmente i coinvolti. Questo gesto spontaneo ha fornito un “sostegno concreto” in una fase in cui la vita quotidiana è stata stravolta, evidenziando il contrasto tra l’aiuto popolare e l’attesa di risposte ufficiali.
Le richieste delle famiglie
Oggi, a 55 giorni dall’incendio, le dieci famiglie continuano a chiedere risposte essenziali: a chi devono rivolgersi per avere aggiornamenti, quando inizierà la pulizia e la bonifica dell’edificio, chi garantirà la sicurezza strutturale e, soprattutto, quando potranno tornare a casa. L’appello è chiaro: “Comune e Ater si siedano allo stesso tavolo insieme ai residenti” per definire un piano d’azione con tempi certi. La pazienza ha un limite; le famiglie attendono solo il ritorno alla normalità.



