Il ritrovamento di un manoscritto inedito di Giuseppe Gioachino Belli getta nuova luce su un aspetto poco noto del celebre poeta romanesco: la sua curiosità verso la civiltà cinese. Il testo, intitolato Di alcune cinesi curiosità, è stato curato dalla storica Marina Battaglini e pubblicato da Castelvecchi. La presentazione ufficiale si terrà il 10 giugno 2026 nella Sala 1 della Biblioteca nazionale centrale di Roma.
Un poeta tra sonetti e interessi cosmopoliti
Nato a Roma nel settembre 1791, Belli è noto soprattutto per i suoi 2.279 sonetti in vernacolo romanesco, che costituiscono un ritratto vivido della plebe romana. Tuttavia, il manoscritto rinvenuto nei fondi della Biblioteca nazionale mostra un lato meno sfruttato della sua produzione: quello di intellettuale appassionato di culture straniere. Nel testo il poeta annota osservazioni su oggetti, usanze e libri provenienti dalla Cina, mostrando un approccio di studio e una volontà di condividere queste conoscenze nelle conferenze previste all’Accademia Tiberina.
Un ritratto intellettuale
Con toni a tratti critici e a tratti ammirati, Belli descrive una realtà lontana dalla Roma del suo tempo ma non priva di spunti filosofici e artistici. Le sue note segnalano come la cultura cinese gli appaia stravagante e formale ma al contempo dotata di profonde tradizioni letterarie e scientifiche. L’autografo funge quindi da ponte tra l’aneddoto e l’analisi culturale, offrendo al lettore moderno un Belli meno popolaresco e più cosmopolita.
La collezione di Onorato Martucci e il museo privato
Il filo rosso che collega il manoscritto alla realtà materiale è la figura di Onorato Martucci (1774-1843), viaggiatore e mercante che raccolse 326 casse di oggetti orientali, tra cui numerosi pezzi cinesi. Tornato a Roma dopo viaggi in India e in Estremo Oriente, Martucci allestì in via del Corso una sorta di museo privato cinese, aperto al pubblico, con sale traboccanti di manufatti, stampe, monete e libri.
Oggetti che raccontano
Tra i reperti che colpirono Belli vi sono tabacchiere, gioielli e scarpe, elementi di uso quotidiano che permisero al poeta di formulare osservazioni non solo estetiche ma anche sociali. È proprio l’osservazione delle scarpe che lo spinge a commentare pratiche come la costrizione del piede femminile, un tema che utilizza per riflettere su differenze culturali e giudizi di valore. Inoltre, Belli annota la presenza di una biblioteca con oltre 3.000 volumi che includeva testi di scienza, poesia e religione, segno di una tradizione letteraria e intellettuale consolidata.
Il destino della raccolta e il dialogo culturale
Nonostante i tentativi di Martucci di vendere la collezione al governo pontificio, il nucleo di cineserie non trovò acquirenti a Roma. Nel 1832 la collezione venne ceduta al re di Baviera Ludwig I (Luigi I di Wittelsbach) e oggi molte di quelle testimonianze sono conservate a Monaco nel Museo dei Cinque Continenti. Questo trasferimento materiale sottolinea la storia incrociata degli scambi culturali dell’Ottocento e la fortuna di oggetti che viaggiano tra continenti, contribuendo a creare un dialogo tra mondi.
Il valore del manoscritto
Il volume curato da Marina Battaglini non solo rende accessibile l’inedito di Belli, ma contestualizza le annotazioni del poeta nel più ampio scenario di trasformazioni europee e delle prime esperienze di orientalismo collezionistico. Nel manoscritto Belli afferma che non è corretto giudicare i gusti di una civiltà secondo i criteri di un’altra, manifestando un principio di relativismo culturale che risuona ancora oggi.
La presentazione alla Biblioteca nazionale di Roma
La presentazione pubblica del volume avverrà il 10 giugno 2026 alle ore 16.30 in Sala 1 della Biblioteca nazionale centrale di Roma. All’incontro parteciperanno, tra gli altri, Stefano Campagnolo (direttore della Biblioteca), Marcello Teodonio (presidente del Centro studi Giuseppe Gioacchino Belli), e rappresentanti accademici e culturali che offriranno ulteriori chiavi di lettura sull’opera e sull’epoca.
Il libro rappresenta così un invito a rileggere Belli oltre la dimensione popolare dei suoi sonetti, riconoscendone la curiosità intellettuale verso culture lontane e la capacità di trasformare l’osservazione in riflessione critica. La pubblicazione è disponibile per chi desideri approfondire il dialogo tra Roma e la Cina attraverso gli occhi di uno dei suoi maggiori poeti.


