Nella notte tra sabato 27 e domenica 28 giugno la Questura ha disposto il sequestro dello spazio noto come Angelo Mai situato in viale delle Terme di Caracalla. A segnalare l’intervento sono stati gli stessi attivisti che gestiscono il centro, i quali hanno diffuso informazioni e commenti attraverso i canali social dello spazio. L’azione della polizia è stata descritta come un controllo con un dispiegamento di 12 agenti che hanno apposto i sigilli alla struttura.
Il sequestro arriva in un quadro già segnato da tensioni pregresse: l’Angelo Mai, portatore di una lunga storia di attività culturali indipendenti, è stato liberamente gestito in contesti complessi e, secondo gli attivisti, è stato sgomberato tre volte nel corso degli anni. La vicenda ha subito attirato attenzione pubblica, mobilitando artisti, colleghi e rappresentanti istituzionali.
Contestazione degli attivisti e funzionamento dello spazio
Chi gestisce l’Angelo Mai ha descritto l’intervento come parte di un più ampio sentimento di persecuzione: “Accanimento nei nostri confronti”, hanno scritto gli attivisti, sottolineando che il provvedimento è avvenuto nonostante un percorso di adeguamento alle normative intrapreso da circa un anno. Nel post diffuso si legge che lo spazio sarebbe stato giudicato «inadeguato» durante il controllo, ma che nel frattempo erano stati sostenuti sforzi significativi per mettersi in regola.
Gli attivisti hanno inoltre richiamato il tema della mancanza di una formale assegnazione da parte del Comune di Roma e la presenza di oneri economici rilevanti legati alla rateizzazione richiesta dall’amministrazione. Nel messaggio pubblico è ribadito che la struttura ha resistito a episodi di interventi repressivi: “una realtà sgomberata già tre volte, arrestata, presa più volte di mira in maniera pretestuosa e violenta, ma comunque resistente da 22 anni”.
Reazioni di artisti, colleghi e amministratori
Il sequestro ha provocato un’ondata di solidarietà. Tra i commenti pubblici sono arrivati quelli di figure del mondo dello spettacolo e della musica: il rapper Gemitaiz ha scritto «Che notizia terribile», mentre l’attrice Anna Foglietta ha affermato che “Gli spazi di cultura indipendente sono il nostro sale e vanno difesi”. Anche la collega Elda Alvigini si è espressa con parole dure: «Ennesimo episodio di squadrismo governativo, bloccare la cultura, la libertà, la creatività e il libero pensiero è l’unica cosa che sanno fare. Resistere». La cantautrice Paola Turci ha aggiunto il messaggio «Giù le mani dall’Angelo Mai».
Dal versante istituzionale sono giunte prese di posizione di amministratori locali: Luciano Ummarino assessore alla Cultura del municipio VIII ha dichiarato «Massimo sostegno all’Angelo Mai. Chi si incontra e costruisce comunità non dedite all’odio e al rancore evidentemente fa paura. Riaprire l’Angelo subito». Anche il consigliere del municipio VFilippo Riniolo (Roma Futura), ha commentato la vicenda osservando che «La differenza tra la giustizia e la legalità. Nella nostra città è tutto in deroga, nulla a norma».
Implicazioni economiche e prospettive per lo spazio
Nel racconto pubblico degli attivisti è emersa anche la questione delle risorse finanziarie: l’adeguamento e la rateizzazione a favore del Comune di Roma richiedono sforzi economici importanti, con riferimenti a cifre generiche nella comunicazione che evocano importi rilevanti come «milioni di euro» stanziati o necessari per interventi più ampi su immobili simili. Questa dimensione economica complica il percorso verso una possibile assegnazione e pesa sulle scelte gestionali.
Al momento il sequestro ha aperto un periodo di incertezza sul futuro immediato dell’Angelo Mai: la comunità che lo anima denuncia esclusivamente la chiusura del luogo fisico, mentre artisti e amministratori richiedono chiarimenti e la riapertura. Le dichiarazioni ufficiali delle autorità competenti non sono state rese pubbliche oltre quanto comunicato dalla Questura sul provvedimento di sequestro.



