Maccarese è un luogo dove la terra incontra il mare, creando un paesaggio unico e affascinante. Qui, i campi coltivati si estendono a perdita d’occhio, intervallati da fossi e canali che raccontano la storia della bonifica. Le spiagge, ampie e incontaminate, offrono un rifugio di relax lontano dalla calca.
Questa frazione di Fiumicino è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, un angolo di paradiso dove la natura regna sovrana. Ma Maccarese non è solo mare e spiagge, è anche storia, cultura e tradizioni.
La terra di Maccarese
Al cuore di Maccarese si trova il piccolo nucleo storico ai piedi del Castello San Giorgio un maniero medievale che domina l’Arrone. Qui, un tempo, sorgevano le vecchie botteghe: l’emporio, il barbiere e il calzolaio. Oggi, il Castello San Giorgio è un luogo dove si possono gustare piatti tipici della zona.
La storia di Maccarese è strettamente legata alla bonifica. Negli anni Cinquanta, famiglie provenienti dal Veneto e dal Mantovano arrivarono qui per prosciugare la zona. Oggi, i fossi e i canali attraversano ancora la campagna, governando l’acqua di un territorio un tempo acquitrinoso.
I campi di Maccarese sono famosi per le carote e le patate ma anche per gli olivi e il mandorleto che si estende per oltre 325mila alberi. Tra le macchine dirette al mare, è un via vai di trattori agricoli. La Maccarese Spa nata nel 1925, possiede circa 3.200 ettari tra entroterra e costa.
Il cinema e la cultura
Maccarese ha lasciato un segno anche nel mondo del cinema. Nel Castello San Giorgio si trovava la farmacia di Bianco, rosso e Verdone (1981). Un anno dopo, Maccarese entrò nuovamente nell’universo di Carlo Verdone con la battuta cult di BorotalcoMe so’ dovuto buttà dal treno a Maccarese!
Il Castello San Giorgio ospita anche il polo di Maccarese dell’Ecomuseo del Litorale Romano dedicato alla trasformazione del territorio e alla bonifica.
Le spiagge di Maccarese
Lasciati alle spalle castello, orti e fossi, la strada prosegue finalmente verso il mare. Qui, ritroviamo Gaetano 77 anni, che da mezzo secolo osserva questo litorale cambiare. Gaetano lavora al Paradise Beach quasi alla fine della zona balneare. Un piccolo villaggio, più che uno stabilimento, fatto di archi, mezzelune e dettagli arabeggianti.
Quando arrivò, era solo sabbia, non veniva nessuno. Ho costruito tutto io: prima facevo il costruttore
racconta Gaetano. Oggi, il Paradise Beach è un luogo di relax e tranquillità, dove il lusso non è la mondanità, ma lo spazio. Nessuno ha la spiaggia che abbiamo noi. Qui è quasi vergine
.
Pochi minuti più avanti, c’è persino un tratto di spiaggia che l’uomo deve lasciare a un minuscolo abitante: il fratino che nidifica direttamente sulla sabbia. Quest’anno una coppia ha deposto qui le uova e il Comune ha istituito una micro-area protetta di circa 2.500 metri quadrati fino al 30 agosto.
Baubeach: la spiaggia dei cani
Tra ombrelloni e acqua corrono infatti decine di cani. È la Baubeach nata nel 1998 da un’idea di Patrizia Daffinà settemila metri quadrati e fino a 150 cani al giorno. La maggior parte arriva da Roma – racconta – ma quest’anno sono arrivati anche turisti tedeschi, americani, perfino cinesi, con cane al seguito
.
Baubeach è un marchio registrato. Oggi il nome viene usato da tante spiagge che semplicemente accettano animali, ma da noi possono girare liberispiega Daffinà. Lo staff, interamente vegano, è composto da istruttori cinofili. Per i cani piccoli o timorosi esiste uno spazio separato e si organizzano attività acquatiche e persino yoga.
Baubeach è diventata anche un presidio. Ci chiamano quando trovano un cane perché possiamo leggere il microchip
. Un salvataggio avviene proprio davanti ai nostri occhi con Lola, giovane bracco tedesco fuggito da Passoscuro e arrivato fin qui dopo quindici chilometri lungo il litorale.
Ogni tanto non mancano le emergenze in acqua. Anacleto, un bassotto, due giorni fa si è spinto troppo al largo
racconta Daffinà. Recuperato dal bagnino, ha ricevuto uno dei giubbotti salvagente messi gratuitamente a disposizione. Daffinà cura anche uccelli feriti e racconta di essersi battuta per la tutela dell’Arrone.
Maccarese resta quindi terra prima ancora che mare, ma non è più soltanto campagna: è cinema, spiagge spaziose, animali e bonifica. È soprattutto quel pezzo di costa che per anni si è fatto chiamare con il nome della vicina più famosa e che oggi, come dice Gaetano, non ne ha più bisogno: Adesso chi viene dice di essere al mare a Maccarese
.



