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Sconti sui pagamenti elettronici: come cambia il costo del POS per le attività

Il ministero dell’Economia ha avviato un protocollo che promette condizioni agevolate per chi incassa con il POS: sconti per micro-transazioni, modelli comparativi e offerte dedicate per chi supera la soglia dei 400mila euro di ricavi.

Sconti sui pagamenti elettronici: come cambia il costo del POS per le attività

Un nuovo accordo siglato al ministero dell’Economia intende modificare il modo in cui esercenti e aziende valutano i costi dei pagamenti elettronici. L’obiettivo dichiarato è rendere più trasparente il mercato delle offerte POS e alleggerire l’onere sui pagamenti di piccolo importo, dalle colazioni ai giornali del mattino.

La misura si rivolge in primo luogo alle attività con ricavi limitati, con promozioni e condizioni dedicate per chi fattura fino a 400mila euro. Contestualmente vengono introdotti modelli standard di comparazione tra operatori per mettere a confronto in modo immediato percentuali, costi fissi e canoni.

Protocollo firmato al ministero dell’Economia e strumenti di trasparenza

L’accordo firmato al ministero dell’Economia prevede la creazione di schede contrattuali standard che devono mostrare chiaramente la struttura dei costipercentuale sulle transazioni, costo fisso per singola operazione, canone del terminale e spese accessorie. L’intento è evitare confronti fuorvianti, ad esempio quando un operatore pubblicizza lo 0,7% ma aggiunge un canone mensile elevato. Le schede metteranno a confronto voci come la percentuale, il costo fisso e il canone del POSrendendo più facile valutare il costo totale di incasso.

Questo approccio punta a eliminare la complessità contrattuale: se un’offerta dichiara lo 0,8% + 10 centesimi a transazione, il commerciante può subito verificare l’impatto su scontrini da pochi euro e confrontarlo con proposte che prevedono canoni da 5 euro o 15 euro al mese.

Template comparativo e voci obbligatorie

La novità principale è la standardizzazione delle informazioni: ogni proposta dovrà indicare la percentuale, il fisso per transazione, eventuali canoni mensili, i costi di dismissione e i tempi di accredito. Questo facilita la comparazione tra offerte e permette di capire subito se una tariffa apparentemente bassa nasconde oneri ricorrenti.

Effetti concreti su micro e piccole attività

Per le imprese con ricavi fino a 400mila euro sono previste promozioni e piani agevolati studiati per ridurre il peso del costo fisso sulle transazioni di basso importo. In settori come bar, panetterie e edicole, dove lo scontrino medio spesso vale pochi euro o addirittura 2 euroogni centesimo incide sul margine. Ridurre o azzerare il fisso per le micro-transazioni rende sostenibile l’accettazione dei pagamenti elettronici anche sotto i 5 euro.

La differenza è palpabile se si confrontano scenari: con una tariffa di 0,8% + 10 centesimisu un acquisto di 5 euro il commerciante paga circa 14 centesimi. Un piano che abbassi il fisso o lo elimini può tradursi in risparmi significativi ogni giorno, trasformandosi in meno costi o in piccoli gesti verso la clientela, ripercuotendosi sulla percezione del servizio offerto.

Condizioni per le imprese con fatturato superiore

Anche le aziende con ricavi oltre i 400mila euro ricevono attenzione: l’accordo prevede condizioni dedicate legate ai volumi, come scontistiche per grandi masse di transazioni, gestione multi-circuito e possibili ottimizzazioni nei tempi di accredito. In pratica, chi lavora su scala industriale negozierà offerte commisurate ai volumi gestiti.

Va ricordato che in Europa le commissioni interbancarie sono già soggette a limiti: lo 0,2% per le carte di debito e lo 0,3% per le carte di credito. La parte restante del costo è frutto di negoziazioni commerciali, canoni e servizi accessori: è su questi elementi che l’intesa intende intervenire.

Indicazioni pratiche e scenario operativo

Non tutti i dettagli operativi sono immediatamente disponibili: toccherà agli operatori spiegare quali terminali sono inclusi nelle offerte promozionali, i tempi di adesione e le liste dei dispositivi. In ogni caso l’impianto è chiaro: maggior trasparenza contrattuale e incentivi per micro-transazioni. Per i commercianti la raccomandazione pratica è chiedere all’acquirer quando entreranno in vigore le nuove condizioni e richiedere la scheda standard prevista dall’accordo.

L’intesa arriva in un contesto di forte crescita dei pagamenti digitali: nel 2026 i pagamenti elettronici in Italia hanno superato i 400 miliardi di eurospinti dall’adozione del contactless. Domani mattina, quando il bar riaprirà e suonerà il primo bip del POS, anche una lieve riduzione dei costi potrà trasformarsi in un piccolo vantaggio pratico per chi gestisce il negozio o per la clientela.

Se quel suono porta via un centesimo in meno, può finire in un caffè offerto, in una riga di bilancio più leggera o in un cartello sulla porta che recita: “Qui paghi come vuoi, senza pensieri“. È un cambiamento di metodo più che di magia: più trasparenza, meno costi nascosti e strumenti per scegliere con cognizione.

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